Non ti reggo più/2

Molti commenti al pezzo di qualche ora fa, al punto che presuntuosamente torno sul tema e cerco di spiegare meglio che cosa intendo dire. Prima, però, dedicando qualche riga a tre categorie di commentatori:

  1. a quelli che dicono: ecco, c’è arrivato anche Velardi, avevo ragione io a dire che Renzi è una pippa. No, caro il mio signore del “senno del poi”. Avevi torto prima, perché Renzi è stato un dirompente fattore di modernizzazione della politica italiana e ha fatto ottime cose governando. Tu hai sbagliato prima a non capirlo. E continui a sbagliare ora, sognando di consumare una misera vendetta postuma;
  2. a quelli che dicono: bisogna difenderlo a tutti i costi, è sotto tiro da parte di tutti. Sbagliato, non ci si difende chiudendosi nel fortino sotto assedio, ma andando in cerca di nuovi varchi;
  3. infine, a quelli che dicono “ecco Velardi che scende dal carro, va sull’altra sponda, etc…”, non ho niente da dire. Purtroppo certi commenti sono il pedaggio che si paga in rete, dove – come nel mondo reale – pascola una certa quantità di scemi.

Veniamo al punto che mi interessa approfondire. In molti dite: va be’, ma che cosa dovrebbe fare? Provo a sintetizzare:

  • che lui torni compulsivamente sulle cose buone fatte dal suo governo non serve. Il giudizio è consegnato inesorabilmente al passato. Avrebbe potuto giocarsi la carta solo legando fortemente i suoi tre anni con il governo Gentiloni, per poter dire a fine legislatura: ecco che cosa abbiamo fatto insieme in  quattro anni. Non lo ha fatto dopo il 4 dicembre, ora i mille giorni – come dire – restano agli atti. Quelli che ne pensano bene, manterranno la loro opinione. Pure gli altri, purtroppo;
  • dovrebbe contribuire con lealtà a concludere al meglio il lavoro di Gentiloni (che fine ha fatto il punto settimanale tra partito e governo?) e parallelamente mettere su un nuovo programma (l’espressione non mi piace affatto, ma pure era stato annunciato). Una cosa totalmente nuova, perché da sei mesi a questa parte molto è cambiato, nel mondo, in Europa e – naturalmente – in Italia, con il fallimento delle riforme. Un programma con nuove cose da fare nella prossima legislatura, una nuova agenda, nuove parole d’ordine. Per fare tutto questo Renzi dovrebbe:
    • dedicare molto tempo allo studio, per mettere a punto nuove idee;
    • per il resto del tempo, costruire – questione cruciale – la classe dirigente da presentare all’appuntamento elettorale. Quindi lavorare sul partito;
    • di conseguenza – di norma – tacere. Parlare solo quando ha da dire cose nuove, e di peso.

Semplice, tutto sommato. Semplice, naturalmente, se Renzi “cambia dentro”, ho detto. Cioè se metabolizza la grande sconfitta del 4 dicembre, capisce razionalmente che è cambiato tutto da allora, e si colloca – emotivamente, umanamente – su una nuova lunghezza d’onda. Questo cambiamento profondo sembra impossibile; per molti non si cambia in profondità a 40 anni e passa. Io penso che non sia così. Se sei sufficientemente intelligente (e Renzi lo è) e pacificato con te stesso (questo non so dire quanto lo sia), puoi cambiare in qualunque momento della tua vita. E questo è tutto, secondo me. Con la immutata, testarda speranza che Matteo Renzi ce la faccia.