Reggio Emilia dreaming

Del viaggio di Matteo Renzi mi frega il giusto. Se tornerà dalla California con nuove idee ne sarò contento, perché penso che – se mai l’Italia vorrà colmare il gap di imprenditorialità, produttività, innovazione, infrastrutture (in una parola di civiltà) che da 25 anni ci fa sempre più periferia del mondo – i politici dovranno prima o poi capire, assimilare e tradurre in italiano quello che succede fuori dei nostri confini. Nei posti dove si vive meglio che da noi. In quei paesi che crescono perché sono più liberi, non hanno corporazioni che li opprimono, burocrazie imbalsamate, imprenditorie stagnanti (e hanno politici più lungimiranti). O in quelle città che ogni tanto ci capita di visitare (in Europa, in Asia, in America), dalle quali torniamo sempre carichi di stupore. (“Ma hai visto come è cambiata xxxx da un anno all’altro… solo da noi resta sempre tutto uguale”, è la frase tipica di ogni italiano dopo un viaggio all’estero). Se invece di idee nuove non ne arriveranno, pace, il nostro si sarà fatto una settimana di vacanze. Buon per lui.

Così la vedo io, e non mi sembra di giudicare il tutto con particolare faziosità. Provate invece a dare uno sguardo alle reazioni dell’establishment politico-mediatico italiano al viaggio. Dichiarazioni sprezzanti, articoli grondanti livore, ironie a buon mercato. Federico Rampini, per esempio – giornalista stimabile, forse non ascoltato nella preparazione del viaggio – se la prende con Renzi perché Apple evade 17 miliardi di tasse in Europa, diffidandolo quindi dall’incontrare i manager dell’azienda. Il grosso dei politici e dei commentatori nostrani  produce sul tema battute in genere un po’ loffie (Travaglio: “Spero che scopra in California se c’è vita su Marte”; “Forse sarebbe stato meglio andare in piazza con i tassisti”; Boccia: “Renzi ha paura e fa il fighetto in California”). Mentre Michele Serra, steso sulla sua amaca, raggiunge le più alte vette del surrealismo giornalistico, ricordando a Renzi che “si sta meglio a Reggio Emilia che nella Silicon Valley”. Che cosa vorrà dire non si sa.

Quello che so io, invece, è che anche questa vicenda minore del viaggio californiano ci dice che l’Italia politico-mediatica ruota ancora intorno a Renzi. E questo (anche se dimostra che evidentemente il giovanotto delle qualità deve pure averle) non mi piace affatto. Personalmente è da tempo che vorrei liberarmi della sua centralità, vorrei uscire dal suo recinto. Non mi piace rimanere simpatizzante di Renzi per necessità, cioè per palese mancanza di alternative. Vorrei scoprire qualche politico moderno (difficile) o almeno un giornalista intelligente (ancora più difficile) capace di fargli delle critiche sensate, pungenti e circostanziate; gente in grado di proporre soluzioni adeguate ai nostri problemi, non solo di rovesciare quotidianamente rancore e invidia addosso a una persona. Mi piacerebbe che l’Italia politico-mediatica non dipendesse più da questo giovanotto. Farebbe bene a lui, oltre che a tutti noi. Purtroppo non è così. Dovremo sorbirci ancora per molto tempo le reazioni demenziali a qualunque cosa faccia Renzi. Dovremo convivere con l’odio diffuso, anzi crescente, che continua a manifestarsi nei suoi confronti dopo il 4 dicembre. E io sarò costretto – ahimé – a continuare a dirmi renziano.