Aspetta, Matteo

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Non serve a niente tornare ora, aspetta un attimo.

I tuoi vogliono menare le mani per prendersi la rivincita: sono imbestialiti per il voto insensato del 4 dicembre, e mettono pesantemente sotto accusa il resto del mondo. Gli altri (in parecchi) hanno capito di aver fatto una gran cazzata ma si scansano, non intendono portarne il peso sulle spalle. Ed è comprensibile, visto che ognuno aveva un voto a disposizione, e non era obbligato a valutarne le conseguenze. Così funziona la famosa democrazia.

E’ vero che questo produce un gran vuoto. L’Italia del dopo referendum è un paese senza capo né coda, smarrito e deresponsabilizzato.  In cui tutti – invocandoti, evocandoti, temendoti –  scaricano su di te, una volta di più, aspettative, attese e colpe. E tu per questo devi fotterli. Mettiti lì buono buono a lavorare, a capire, a studiare, anche in giro per l’Italia, se proprio non puoi evitarlo. Magari applicati a “fare” il Pd. Ma lascia perdere la “politica”. La data delle elezioni? La decidano gli altri. Il governo? Intanto faccia, speriamo dignitosamente. Giornali, Tv, interviste, dichiarazioni a mezza bocca, frasi rubate, voci di dentro? Silenzio assoluto.

Aspetta che ti richiamino. Aspetta che lo facciano a gran voce. Tutti (o quasi). (Ché poi, più tempo aspetti, più presto avverrà).

PS. In risposta a qualche commento: ragazzi, quando dico “aspetta che ti richiamino” non penso che qualcuno materialmente lo farà. Intendo dire che deciderà lui il momento più giusto. Che non è questo, a mio avviso.