Che fare

renzi
  1. Intanto mettiamoci d’accordo su un punto essenziale: oggi a orientare le scelte politico-elettorali sono i leader, non i partiti. Persone in carne ed ossa. Ad ogni livello, dal Municipio allo Stato. Può non piacervi (a me sì, perché voglio sapere a chi affido la mia delega), ma così funziona.
  2. Se mettiamo in fila i possibili leader dell’Italia prossima, a me viene in mente solo il nome di Matteo Renzi. Non ritengo abbiano capacità di leadership gli altri aspiranti (Salvini, Di Maio, etc…). Ritengo del tutto esaurita la missione di quelli che abbiamo già visto all’opera (Berlusconi, D’Alema, Bersani, Letta, etc…). Se avete altri nomi, fatemeli. Nomi, non chiacchiere.
  3. Di Matteo Renzi mi frega zero. A stento lo conosco. Penso semplicemente che abbia indubbie doti di leader, penso che ha governato bene in questi tre anni scarsi (non ricordo un governo che, nelle condizioni date, abbia fatto tante buone riforme) e ha energie per tornare a farlo. Dicono che sia arrogante. Dopo la botta dell’altro ieri migliorerà. Sennò peggio per lui (oltre che per noi).
  4. Se è tale, un leader crea squadre. Contrariamente a quello che si dice, partendo più o meno da zero e magari con un pizzico di diffidenza di troppo, Renzi lo sta facendo. L’attuale squadra di governo è fatta, in prevalenza, di persone capaci e competenti. E nel paese c’è una classe dirigente diffusa che si ritiene partecipe con Renzi di un’impresa di cambiamento.
  5. Il leader deve costruire squadre. Ma senza il leader una squadra è nulla. Per questo Renzi va protetto. Da tanti di noi, che sognano di archiviare subito il referendum come un brutto ricordo e vogliono l’immediata rivincita. E dai suoi, che ora pare vogliano spingerlo alla prova di forza delle elezioni subito. Ingenui, oppure (umanamente) interessati a conservare posti.
  6. Dice: ripartiamo dal 40% di domenica. Che però non è una quota scritta nelle Tavole della Legge, e soprattutto non si applica a scadenze e momenti diversi. Nel Sì del 4 dicembre c’è tanta buona roba (le zone più avanzate del paese, la fiducia in Renzi, la valutazione ragionata sulla riforma), ma pensare di costituirsi prescindendo programmaticamente dal 60% (il Sud intero, le periferie, gli antipatizzanti ad personam) mi sembra follia suicida.
  7. Bisogna invece ripartire dalla ricostruzione di Renzi. Di un Renzi innovatore, riformista maturo, leader europeo, in grado di vincere la prossima volta. C’è bisogno di un po’ di tempo per farlo. Lo si lasci respirare, riflettere, metabolizzare, cambiare. Non è questione di anni o mesi. Basta che ora stacchi la spina. Dal governo e dal partito.
  8. Anche dal partito? E come si farà, senza il partito? Eccolo, il più grande dei luoghi comuni. Il partito virtuale di Renzi c’è e vota: basta e avanza. Inutile che gli elettori di Renzi vadano ad iscriversi al Pd (come meditano di fare diversi amici): ne ricaverebbero solo perdite di tempo e frustrazioni. Perché il partito reale fa solo danni (Campania, Sicilia, notabili locali, capicorrente, etc…), ed è impenetrabile come una corazza di armadillo. Quindi il massimo che Renzi possa fare  domani, in direzione, è lasciare il partito in mano a persone affidabili e leali. Non c’è riforma possibile, per il Pd come per tutte le macchine politiche tradizionali.
  9. E l’Italia, nel frattempo? Per il tempo necessario sarà gestita alla meno peggio, come è spesso avvenuto. Approvazione della buona legge di stabilità, un governo per l’ordinaria amministrazione. I vincitori di domenica intrecceranno piccole risse su leggi elettorali e date del voto. Lo sconfitto si preparerà a tornare, ritrovando libertà di pensiero e di azione.
  10. Riposiamoci, leggiamo, studiamo, guardiamo fuori, dicevo ieri. Come vedete, mi sono bastate 24 ore per contraddirmi.