La vittoria triste

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Fate uno sforzo: a vostra memoria, ricordate un solo appuntamento elettorale (politico, amministrativo, referendario) che non abbia avuto un esito accompagnato da festeggiamenti, sedi zeppe di militanti esultanti, brindisi, manifestazioni? E’ accaduto per la prima volta ieri sera, quando abbiamo visto sfilare in Tv molti, moltissimi vincitori politici con un sorriso stampato sul volto che rassomigliava ad un ghigno, ma nemmeno un cittadino, un attivista a dire la sua, a gioire per la vittoria, ad esprimere felicità per l’accaduto. Eppure si è trattato di un appuntamento che ha sbandierato fortissime ragioni ideali e di principio da tutte e due le parti. Del referendum più combattuto, contrastato e partecipato da 25 anni a questa parte.

Mi chiedo il perché di questa strana vittoria triste, e non so dare una risposta certa. Può darsi che la mancanza di esultanza sia dovuta agli strascichi del clima livoroso della campagna (di cui non assegno responsabilità maggiori agli uni o agli altri). Può darsi che dipenda dalla eterogeneità dei vincitori e dalla consapevolezza delle difficoltà cui andranno incontro. Fatto sta che può apparire paradossale, ma per i perdenti risulterebbe più digeribile una sconfitta legittimamente festeggiata da coloro – e sono tanti, in questo caso – che hanno prevalso.