Sorpresa Italia

schermata-2016-11-26-alle-17-33-30

Istantanee del paese reale alla vigilia del voto. Fino a pochi minuti fa, abbiamo discusso con un cliente di cose da fare. Tra un approfondimento e l’altro, ha fatto capolino il referendum. “Non se ne può più: qualunque tema affronti, tutti dicono ‘ne parliamo dopo’. E’ come se il paese intero fosse fermo, in attesa di domenica prossima”, ha sbottato uno dei manager. Sulla via del ritorno, Mariarosa e Mario mi raccontano però di aver incontrato e interrogato sul tema, ieri in treno, un giovane e famoso rapper. “Mi chiedete che cosa voterò? Ma perché, si vota? E su che cosa?”. A mia volta, riferisco del tassista di ieri sera, che aveva sul tema molte opinioni, ma del tutto indecifrabili. Arrivati in ufficio, Antonio mi dice di aver sondato ieri sera, con tanto di scheda, un gruppo di suoi commensali. Con esiti imprevisti. Nel frattempo, mia moglie mi manda sms con notizie contraddittorie sul voto di amici e parenti.

Facciamocene una ragione, amici. Gli italiani stanno cominciando ora a farsi un’idea del referendum – ognuno con i suoi tempi e le sue modalità –  e nessuno di noi è in grado di dire cosa sta maturando nel grande calderone. Interpretiamo fondi di caffé, tiriamo fuori presuntuosamente un’opinione pubblica dai nostri sondaggini privati. Ma in sostanza brancoliamo nel buio. E badate che qui, nei nostri consessi ossessionati, finiamo comunque per scrutare mondi che si espongono: alle maggioranze silenziose, alle casalinghe di Voghera neppure ci arriviamo. Parliamo di persone che – più o meno informate – dichiarano, aprono la bocca, esprimono preferenze. Mentre non abbiamo la più pallida idea di quello che sta succedendo sottotraccia, tra i connazionali che non sono intervistati dagli amici, che hanno una scarsa vita di relazione, che semplicemente se ne fottono.

In questo senso, una cosa dovremmo avere il coraggio di dire tutti noi: operatori dell’informazione, addetti ai lavori, maniaci del web, militanti, tifosi. Viviamo in una realtà che non riusciamo a decifrare nel suo insieme. L’Italia che va al referendum si presenta ai nostri occhi come una nebulosa sospesa. Comunque vada, domenica prossima tutti noi avremo una sorpresa. E il primo che verrà a dirmi “lo sapevo che finiva così” riceverà i sensi della mia  più cordiale e ironica disistima.