L’agitprop/4. Numeri da riformare

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Ci sono numeri di cui nessuno parla, in questa campagna. Non sono quelli dei risparmi monetari della riforma (pure importanti) o dei parlamentari che diminuiscono. Ma sono in realtà molto più significativi. Sono i numeri (statistiche, percentuali) che condizionano pesantemente il funzionamento del sistema. Dovessi scegliere dati concreti su cui fare campagna, userei questi che sto per elencarvi, amici del Sì.

Come la mia guru Lisa ed io vi abbiamo detto nei giorni scorsi, l’intera riforma ruota intorno ad un obiettivo: restituire al Parlamento il ruolo che gli compete e dare più forza e stabilità al Governo. Bene. I dati ci dicono che nell’attuale legislatura, dall’inizio del 2013 al settembre 2016, su 6.729 proposte di legge depositate, solo 243 hanno completato l’iter, cioè il 3,61% del totale. Se consideriamo le proposte parlamentari, i ddl diventati legge sono 46 su 6.103: meno dell’1%. Sorte parzialmente diversa per le proposte del governo: su 609 ddl, 195 sono diventati legge, il 32,02%.

La conclusione è evidente. Il Parlamento non funziona affatto per il ruolo legislativo che dovrebbe avere, perché le proposte parlamentari si perdono nelle interminabili navette tra Camera e Senato. Il Governo, per svolgere la sua funzione esecutiva, e fare passare in tempi accettabili i provvedimenti che ritiene necessari, è costretto – ormai da anni e anni – a ricorrere ai famigerati decreti-legge, spogliando il Parlamento delle sue funzioni primarie. E questo spiega anche i tempi diversi della produzione legislativa. Per approvare le 46 norme di iniziativa parlamentare ci sono voluti, in media, 504 giorni. Invece le 195 leggi di emanazione governativa, hanno richiesto, in media, 172 giorni.

Ecco chiarita, con pochi e solidi numeri, la più clamorosa disfunzionalità del nostro sistema. Che è poi – bisogna saperlo – il motivo profondo (e giustificato) per cui la gente pensa che i politici stiano in Parlamento a perdere tempo: uno dei più tipici argomenti dell’antipolitica. A noi, amici del Sì, piace tutta la riforma, ma il superamento di un sistema fatto di navette, decretazioni e ratifiche, in favore di una democrazia parlamentare funzionante, non dovrebbe dispiacere neppure al più incallito sostenitore del No.