Sì o no, ma la civiltà innanzitutto

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Ieri mattina volevo andare ad ascoltare Matteo Renzi all’Assemblea nazionale sul Mezzogiorno, a Napoli. Non ci sono riuscito, perché la strada d’accesso alla Mostra d’Oltremare era stata chiusa dalla polizia, impegnata a contenere un sessantina di manifestanti che inalberavano cartelli per il No: No a Renzi, a De Luca, al referendum, alla svolta autoritaria. Erano i soliti professionisti dei cortei napoletani: esponenti dei centri sociali e finti disoccupati assistiti da decenni dalle istituzioni, in cerca di nuove mance pubbliche.

Manifestazioni contro Renzi o la Boschi (i due principali bersagli) si organizzano ormai da mesi dovunque, con la regia del circo itinerante degli antagonisti: gruppetti ultraminoritari spesso violenti, che provocano le forze dell’ordine, non di rado creano incidenti e disordini, al solo scopo di guadagnare visibilità e dimostrare l’esistenza di un’opposizione sociale al governo.

Niente di male, fino a quando le iniziative non generano danni a luoghi (come a Firenze, in occasione della Leopolda) o a persone (e a farne le spese sono sempre poliziotti e carabinieri). Niente di male fino a quando non si lede il diritto dei cittadini a partecipare in tutta serenità e libertà alla vita politica e al dibattito pubblico, come è invece avvenuto ieri.

E poi c’è un altro punto, per me cruciale. Il variegato fronte del No, che non comprende solo gli sfascisti Salvini e Grillo, ma costituzionalisti emeriti, politici sedicenti moderati, teorici cultori dell’ordine, non ha niente da dire nei confronti di questi episodi che si susseguono in tutta Italia? Nessuna dissociazione? Nessuna solidarietà con gli aggrediti? Solo perché sono esponenti del Sì o di un governo che non piace? Ecco, il distacco spesso compiaciuto del mondo politico e intellettuale, l’assuefazione e la mancanza di un punto di vista critico dei media verso questi fenomeni, mi sembrano dei segnali preoccupanti e tristi. Non saremo una democrazia matura fino a quando non saremo tutti d’accordo a mantenere il confronto politico nei limiti della civiltà, combattendo uniti gli intolleranti e i violenti.