Il feticcio dell’unità

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Mentre voi, sciocchini, state a discutere di populismi, protezionismi, sovranismi, globalizzazione, operai della Rust Belt e rivolta delle classi medie, la risposta a Trump la indica stamattina Ezio Mauro su Repubblica. Basta che Bersani e Renzi si incontrino a Palazzo Chigi impegnandosi solennemente a modificare la legge elettorale, andando incontro ai desideri della minoranza della Pd, e il gioco è fatto. A quel punto per Trump e Orban, Grillo e la Le Pen non ce ne sarà più. E si potrà votare sì al referendum. Uniti.

Al di là della confusa sovrapposizione dei piani e del suo evidente tatticismo strumentale, dietro l’idea di Mauro si agita un intero universo simbolico, in cima al quale sventola il vecchio feticcio dell’unità della sinistra. Uniamoci perché il nemico è alle porte, arrocchiamoci dentro le nostre certezze, sbandieriamo ai quattro venti la nostra identità e il nemico sarà respinto.

Sarebbe bello, ma non funziona così. Se il mondo cambia, il problema della sinistra non è unire le forze per opporsi al cambiamento, ma studiare il cambiamento, capire in che direzione va. E cambiare se stessa, per cercare di guidarlo. Se ti unisci senza capire dove va il mondo, diventi rapidamente una forza residuale e nostalgica. Se cambi insieme al mondo, porti nel futuro il meglio del tuo patrimonio.

Per essere concreti, restando a Bersani. La sua piattaforma – quella famosa della mucca nel corridoio – è “attrezzare una sinistra larga che abbandoni le retoriche blairiane delle opportunità, delle flessibilità, delle eccellenze e scelga la strada della protezione sulla base dei propri valori di uguaglianza”. Insomma la ricetta di Sanders, Corbyn e di tutti coloro che in questi anni hanno portato la sinistra al macero (Blair – giusto per ricordarlo – ha governato, e bene, per 10 anni). Mentre invece una sinistra moderna – a mio modesto avviso – deve prevedere il superamento di ogni forma di illusorio protezionismo, l’apertura al mondo globale, l’invenzione di ricette nuove per far fronte alla disoccupazione, politiche che favoriscano il merito, l’inclusione, la mobilità. L’esatto contrario delle ricette populiste ma anche qualcosa di molto lontano dal formulario della vecchia sinistra.

Quindi unità, ma per fare che? Per stare a proprio agio nel futuro, cercando di migliorarlo? O per difendere le proprie casematte diroccate? Il punto è questo. Con il referendum, cerchiamo di mettere in condizione l’Italia di competere nel mondo di domani. Se Bersani ci sta, è il benvenuto. La mucca vada a farsi fottere.