Leopolda/2. Parentesi tifosa

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Voglio parlare bene, ma bene assai, della Leopolda di ieri. E quindi mettiamola così: criticoni preconcetti e malmostosi cronici saltino questo post. Si risparmieranno nuove incazzature ed eviteremo polemiche inutili.

Ai lettori ragionevoli – critici quando è il caso, ma sereni dentro – dico nella maniera più semplice che la giornata ha mostrato il volto fiero, consapevole e maturo di una bella comunità e di un partito moderno. Per quanto possa ricordare, non si sono mai visti dei governanti sedere per ore e ore a tavoli di lavoro del tutto paritari con militanti, simpatizzanti e cittadini, confondersi con i partecipanti fino a diventare fisicamente indistinguibili, discutere nel dettaglio delle attività di governo, sottoporsi al fuoco di fila di mille domande (parecchie anche oziose e petulanti, le ho sentite con le mie orecchie…). Un fittissimo dialogo fatto di condivisione dei problemi, comprensione delle difficoltà, sintonia negli obiettivi di cambiamento. Direte che dipingo un quadro idilliaco, ma mi sto limitando a descrivere quello che ho visto ieri mattina (e che ho sperimentato in prima persona al tavolo sull’energia cui partecipavo). Aggiungo – così la dico tutta – che forme simili di concretissima partecipazione non solo se le sognano quelli che oggi straparlano di “uno vale uno” e di democrazia in rete, ma neppure si potevano immaginare nelle ditte di un tempo, burocratizzate all’inverosimile, ottusamente gerarchiche, ossequiose verso i poteri costituiti, dove ai militanti veniva concesso il solo privilegio di cuocere salamelle e di omaggiare da lontano il segretario di turno. Ditte da consegnare, con i loro riti, simbologie e mitologie fasulle, alla muffa eterna.

Così come ho ascoltato nel pomeriggio – strutturato in forma più tradizionale – discorsi appassionati e forti, commoventi e divertenti: dalla fantastica, rocciosa Teresa Bellanova al surreale Della Gherardesca, in una gamma di testimonianze mai finte. Dove ha fatto la sua parte la brillante e didascalica guida alle bufale del No, orchestrata dalla Boschi con i costituzionalisti. E ha contribuito a creare il clima giusto anche l’annuncio che il mio amico Cuperlo non si chiamerà fuori (mi raccomando, Gianni, senza più tentennamenti!).

Ecco, ve l’ho sommariamente descritta come l’ho vissuta, la giornata. Molto di pancia e di cuore. Perché, vedete, il sopracciglio sappiamo alzarlo tutti: hai voglia a trovarle le cose che non vanno e non ci piacciono. Ma stavolta – sarà perché comincio ad avere una certa età – preferisco prendermi la libertà di dire ai quattro venti che l’antica, bistrattata politica può regalare ancora qualche ora di divertimento e interesse. Di questo ringrazio sentitamente la Leopolda 2016.