Il gigante della politica e il regno delle chiacchiere

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Sui loro giornali Feltri, Ferrara e Travaglio parlano del dibattito Tv di stasera tra Renzi e De Mita con accenti diversi, ma sempre presentandolo come il confronto tra un giovane arrembante, di cui si dice male spesso e volentieri, e un gigante della vecchia e nobile ‘arte della politica’. Purtroppo del gigante in questione nessuno dei tre ricorda atti concreti, riforme importanti, leggi che ci hanno cambiato la vita. Che infatti non ha mai prodotto. Mentre nel suo lungo curriculum vitae si stagliano, come stelle luminose:

  1. l’invenzione dell'”arco costituzionale” (1967), che lo rese simpatico alla sinistra comunista e gli consentì di ritagliarsi negli anni ’70 uno spazio di potere dentro la Dc come leader della corrente di Base;
  2. l’ascesa al comando del partito nel 1982, che portò l’anno successivo la Dc alla sua prima catastrofica sconfitta elettorale;
  3. la rivalità feroce con Bettino Craxi negli anni ’80, sempre a sostegno delle cause più conservatrici;
  4. la nomina a capo del governo nel 1988, dove rimase per 13 mesi senza lasciare alcuna traccia;
  5. la presidenza della Commissione bicamerale per le riforme nel 1993 e le dimissioni arrivate dopo soli sei, improduttivi mesi;
  6. il ritorno, a cavallo del nuovo millennio, nella sua ridotta in Campania, dove cementò un solidissimo sistema di potere nella fallimentare sanità regionale, spartendosi tutto lo spartibile con Bassolino. Per poi intronarsi, ai giorni nostri, come sindaco a Nusco.

Altro non ci sarebbe da dire del gigante. Se non che sono certamente gigantesche la sua presunzione sconfinata e la indubbia tendenza alla chiacchiera autoreferenziale. Dote, quest’ultima, che condivide con diversi colleghi giornalisti.