Tutto è referendum

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Il Governo ha licenziato una legge di stabilità da 26.5 miliardi con dentro parecchie cose buone (il pacchetto sull’industria in primis), aggiustamenti sulle pensioni, l’abolizione di Equitalia, misure di spesa a favore di diverse categorie di cittadini. Una finanziaria elettorale, fatta così in vista del referendum, tuonano tutti: chi per protestare vibratamente, chi ammiccando alla furbizia di Renzi. Ma, senza il referendum, ne avremmo avuto un’altra, impostata con diverse priorità e scelte? Nessuno può saperlo: non c’è controprova, naturalmente. Intanto il grande bias parte: invece di discutere delle cose (della loro bontà o dei danni che produrranno), si strologa sulle intenzioni recondite, sui messaggi nascosti dentro le cifre.

Obama invita Renzi alla Casa Bianca, per la sua ultima cena ufficiale da Presidente con un leader straniero. Il capo del Governo italiano ci va e fa una cosa carina: si fa accompagnare da quattro eccellenze femminili e un paio di registi. A sentire tutti, un’altra mossa elettorale. Renzi vuole sfruttare l’occasione per portare voti al Sì. Non si sa bene come, non è chiaro quale associazione potrà nascere nella testa della gente tra la riforma del Senato e il pranzo di gala di martedì prossimo. L’importante è inoculare il virus del sospetto.

Da qui al 4 dicembre, tutto sarà referendum, miei cari. Per non fare scattare il bias, il governo dovrebbe, che so io, limitarsi all’essenziale, al day by day. Renzi non dovrebbe uscire di casa. E a quel punto tutti a protestare: avete visto, hanno paralizzato il paese per mesi e mesi. Per uno stupido referendum.Rassegniamoci a questo stanco conformismo, e continuiamo a vivere.