Quanno si ‘ncudine…

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Altro piccolo, piccolissimo discorsetto ai miei amici renziani su come comportarsi dopo la sconfitta.  Da ieri il Fatto, il Giornale e altri giornali – con la solita canea del web al seguito – stanno montando il caso del mancato saluto tra la Boschi e la Raggi, in occasione della prima uscita pubblica della sindaca. Come la foto a destra testimonia, il caso non esiste: ministra e sindaca si sono cortesemente salutate. Ma a questa smentita della realtà nessuno è interessato. Troppo succosa la trovata del gelo tra due giovani e gradevoli signore, la prima protagonista da tempo della scena mediatica, la seconda pronta a insidiarne la centralità. Con la prima a rappresentare un potere arrogante e già declinante, e la seconda a testimoniare il candore dell’inesperienza e la distanza anche fisica dall’orribile sistema. Ci sono, obiettivamente, tutti gli ingredienti per un tormentone che duri per un po’ di tempo, provochi altri danni e porti altra acqua al mulino del populismo.

Il mio discorsetto a quanti si indignano comprensibilmente e protestano per questo come per tutti i racconti mediatici che da domenica stanno deformando, ingigantendo, mitizzando il risultato elettorale, si condensa in una stupenda espressione delle mie parti, che vale più di un trattato filosofico e di un corso generale di comunicazione: quanno si ‘ncudine statte, quanno si martiello vatte.

Che in sostanza vuol dire: quando si perde, non bisogna agitarsi inutilmente (ci sono anche altri modi di dire, piuttosto volgari, che spiegano il concetto). Bisogna sopportare con pazienza, respirare lungo, studiare con calma il da farsi, prendersi il tempo necessario per non dare risposte stizzite e nervose che peggiorano le cose, non cadere nel vittimismo, non gonfiare il petto inutilmente, etc…

Amici renziani, questo ve lo dico proprio sul serio: è dal tono delle risposte di questi giorni, prima che dal merito, che si decidono tempi e modalità del recupero. (E questo vale, e molto, anche per la direzione del Pd di domani).

PS. Se poi – detto tra di noi – la Boschi e la Madia avessero mostrato un di più di cordialità nella circostanza, sarebbe stato meglio… ma questo è un altro discorso.