I millennials e il referendum

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A proposito di referendum, sui giornali di stamattina Giuseppe Vacca (1939/vivente) ci svela come voterebbe oggi Antonio Gramsci (1891-1937), i partigiani (quelli vivi, necessariamente ultranovantenni all’anagrafe) si dividono tra sì e no, Marcello Sorgi (1955/vivente) paragona lo scontro tra Renzi (1975/vivente) e Letta (1966/vivente) a quello tra Fanfani (1908-1999) e Moro (1916-1978). Dato che si discute della Costituzione (1946), per non apparire troppo moderni citando le commissioni Bozzi (1909-1987), Iotti (1920-1999) e D’Alema (1949/vivente) che intendevano riformarla, da settimane vengono scomodati, con annesso tavolino a tre piedi, Pietro Calamandrei (1889-1956) e Palmiro Togliatti (1893-1964), Costantino Mortati (1891-1985) e Giuseppe Lazzati (1909-1986), Umberto Terracini (1895-1983) e Giuseppe Dossetti (1913-1996), per sapere come la pensano sull’appuntamento di ottobre. Il massimo di contemporaneità del dibattito è offerto dalla ripubblicazione di frasi estrapolate di Enrico Berlinguer (1922-1984), Pietro Ingrao (1915-2015), e di pagine ingiallite estratte dalle tesi dell’Ulivo (1994).

Intanto sull’Unità viene pubblicata, sempre stamattina, una ricerca sul 1989, da cui si evince che la maggioranza degli over 40 ritiene che da allora il mondo sia peggiorato. Mentre i cosiddetti millennials (gli under 30, grosso modo) vedono le cose con gli occhi del futuro; i giovani pensano, in maggioranza, che dal dopo ’89 siamo entrati in un mondo migliore, più libero e ricco di potenzialità.

Che cosa c’entra la ricerca dell’Unità con il referendum di ottobre? C’entra, c’entra molto. Perché se il fronte del sì si limiterà ad inseguire il voto di partigiani, militanti ideologizzati, reduci, ultrasessantenni, esegeti della prima Repubblica, professionisti delle preoccupazioni e dei timori, parlerà solo alla parte oggettivamente più stanca, conservatrice e pessimista del paese. Non parlerà all’Italia che dovrà attuare e vivere la nuova Costituzione: quella dei giovani. Dei nostri figli, non dei nostri padri.

(Anche questi benedetti comitati per il sì – per esempio – proviamo a metterli su e a farli presiedere da giovani. Insomma, diamo un po’ di respiro a questa campagna, che altrimenti diventerà un dibattito mortifero sul passato, non sul futuro).