Dove sono i pasdaran

2014

Dunque ci risiamo. Fibrillazione al diapason nei soliti giri: redazioni, chiacchieratori di professione, attenti osservatori del nulla. Il mantra recita che il ragazzo è nelle pesti, non uscirà vivo dal vorticoso giro di trivelle, intercettazioni, quorum e città allo sbando.

Ma quante ne abbiamo già viste, in due anni e passa, di ore x e scadenze decisive; quanti hic Rhodus, nodi che arrivano al pettine, orizzonti cupi, salti nel buio vivisezionati dalla trimurti Folli-Franco-Sorgi. Quanti “te l’avevo detto” abbiamo ascoltato dal febbraio del ‘14, e quanti ne ascolteremo. (Andrà a finire come con quel mio amico giornalista, che nell’autunno del ’94 sentenziò “Berlusconi è finito” e, rivisto qualche mese fa, mi ha detto “hai visto che avevo ragione?”). E quanti inviti alla prudenza, consigli sussurrati con raziocinio, buonsenso, in amicizia (“intendiamoci, io sono sempre dalla sua parte, ma non può comportarsi così”…). E conclusioni sconsolate e afflitte (“deve costruire delle alleanze, perché non si fa una squadra, ma chi lo consiglia…”).

Signori, rassegnatevi, prendetevi Matteo Renzi per quello che è (e qui non entro nel merito, sennò gli insulti fioccano come le mozioni di sfiducia). Se poi gli volete proprio bene e andate in cerca dei suoi nemici o di possibili correttivi del suo agire, non sbagliate direzione. Lasciate perdere i poteri forti, le trame occulte dei passati governanti, le opposizioni formali (grillini, leghisti, etc…) e quelle sostanziali (sinistre interne). In Italia non c’è, e non ci sarà per parecchio tempo, un’alternativa al ragazzo di Rignano. Se volete elargire consigli sensati, date uno sguardo alla foto del titolo. Lì c’è il problema.

Anzi, lì ci sono  – più o meno – tutti i veri nemici di Renzi. Al netto di quelli che ora gli si oppongono per mestiere (Speranza, magari qualcun altro che neppure individuo), nella gioiosa istantanea della notte delle europee 2014 c’è il gruppo dirigente del Pd. Mi direte: tutto qui? Lo sappiamo bene che sono un branco di incapaci, etc… No, io non penso affatto che siano degli incapaci. Generalmente sono persone serie e appassionate, che si danno da fare – in condizioni difficili – per mandare avanti la baracca. Il punto è che stanno sempre, invariabilmente, un passo indietro a Renzi. E’ questo il dramma.

Prendete questi giorni di passione. Dal ritorno dagli Usa a ieri, Renzi è stato in permanenza sulla scena: dai giovani Pd alla Annunziata, dalla direzione del partito alla performance napoletana, ha occupato non lo spazio mediatico (quello è l’aspetto secondario e periferico, appassiona i gonzi ma non ha nessuna centralità), ma ogni possibile spazio politico. Referendum del 17 aprile, inchieste e dimissioni della Guidi, conflitto con la magistratura, rapporto con le opposizioni interne: su ognuno di questi temi non si è sentita mai – dico mai – alcuna voce di un dirigente del Pd, fatta eccezione per la Boschi, sola vera leader politica, capace di dire la sua con autorevolezza, anche nelle condizioni di grande difficoltà in cui è costretta a lavorare.

Un gruppo dirigente che voglia dare una mano alla causa non dovrebbe restare in permanenza accucciato, aspettando che il leader si esponga. Dovrebbe stare un passo avanti a Renzi, dovrebbe anticiparne e radicalizzarne le posizioni, dovrebbe consentirgli di intervenire poi per fare sintesi, per mediare. Insomma, altro che Cuperlo e D’Alema, magistrati e burocrati, grillini e leghisti. Il vero problema è che a Renzi manca un’agguerrita pattuglia di pasdaran.