L’informazione italiana

omnibus

Che io stamattina abbia abbandonato gli studi di Omnibus per palese impraticabilità di campo, non frega niente – e giustamente – a nessuno. Però una riflessione sullo stato dell’informazione in Italia mi sento di farla, a partire da questo episodio abbastanza emblematico.

La premessa è che, avviandomi in trasmissione una volta letti i giornali, mi chiedevo di che cosa si sarebbe parlato. Non mi pareva ci fossero temi significativi e emergenti, o notizie politiche di giornata. Ricordavo tra me e me il concetto espresso una volta da un famoso anchorman della BBC: “A volte, dovremmo aprire i nostri Tg dicendo ‘Cari telespettatori, oggi non abbiamo niente da dirvi’, e salutare. Però poi il giorno dopo dovremmo cambiare mestiere, qualcuno ci licenzierebbe”. (Direte: “E allora, perché ti sei alzato alle 6 di mattina per andare anche tu a parlare del niente?”. E’ una buona domanda. Me la farò molto più spesso, da ora in poi).

Con questo pensiero in testa, arrivato negli studi La7, ho salutato i colleghi (Marco Lillo, Umberto Croppi, Ilaria Bonaccorsi) e ho ingenuamente chiesto ad Alessandra Sardoni: “Scusa, di che parliamo stamattina?”. “Beh, di trivelle, di Pd, però partiamo con la Boschi…”. D’accordo, mi dico con santa pazienza, vediamo come vogliono metterla. Ampiamente annunciata per mesi e mesi, la notizia dell’indagine per bancarotta nei confronti del Cda della banca Etruria (di cui era parte il padre della Boschi), è a pag.17 della Repubblica, a pag.11 del Corriere, finanche il Fatto la tiene in prima, ma in taglio basso. D’altronde, non c’è nulla, assolutamente nulla di nuovo da dire. Ma il dibattito deve partire comunque. E via con Lillo che rifà tutta la storia, la Bonaccorsi che si scandalizza, la Sardoni che incalza. Un nemico giurato di Renzi e della Boschi come Emiliano (in collegamento da Bari) non sa bene come uscirsene, e se la cava dicendo che per la Boschi non c’è nessun conflitto di interesse, che lei non c’entra niente con le vicende dell’Etruria, e che però – a proposito delle dimissioni che M5S e Lega torneranno a chiedere – la ministra “se la vedrà con la sua coscienza”. Affermazione ipocrita, subdola e paradossale (se non c’è niente di cui incolparsi, in che cosa consiste – di grazia – il richiamo alla coscienza?) che diventa a quel punto il leitmotiv del dibattito. Condito con le classiche giaculatorie sui risparmiatori/investitori truffati e così via. Una discussione surreale, in cui, a un certo punto, ho fatto l’errore di alzare i toni e dare sulla voce agli altri. Ma solo perché ero del tutto isolato e la moderatrice era tutto tranne che obiettiva e “terza”. Per questo, alla fine, ho preferito andar via e abbandonare.

Per essere chiari: io non mi scandalizzo affatto di questo sistema informativo totalmente omologato. Penso, come dicono autorevoli studiosi (Calise, per esempio, nel suo ultimo libro), che ormai i media, insieme alla magistratura, siano dei poteri costitutivamente e strutturalmente all’opposizione. E non solo nei confronti di Renzi. Lo sarebbero con qualunque governo non fosse succube dell’agenda mediatica e volesse imporre la propria. I media, oggi, trovano un loro spazio solo se danno addosso alla politica. Anche pregiudizialmente, a prescindere dagli argomenti. E’ il loro effimero spazio. Fa bene quindi Renzi a disintermediarli. Nel mio piccolo, anche io disintermedierò, da ora in poi. Se non avrò garanzie che in queste trasmissioni si possa discutere con un minimo di serietà, me ne starò a casa a dormire qualche minuto in più.