Antonio, game over

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La partita è finita, Antonio. Te lo dico in modo crudo, perché  l’affetto vero che nutro nei tuoi confronti non consente giri di parole. Ma qui non c’entrano niente le procedure non rispettate, le date delle riunioni, i video da esibire, le persone da espellere, i controlli mancati. Queste minchiate lasciale discutere ai burocrati, ai legulei, ai sottopanza.

La partita è finita perché è fallita la missione politica che ti eri dato: conquistare consensi al di là del tuo mondo. Non è avvenuto alle primarie (altro che 400 voti di differenza: avresti dovuto stravincerle!). Non sarebbe – ovviamente –  avvenuto alle secondarie. Ora fai torto alla tua storia e alla tua intelligenza se insisti: ti incarognisci tu e infastidisci il resto del mondo.

Al momento i media ti stanno ampiamente utilizzando (è il loro mestiere), ma tempo pochissimi giorni e ti molleranno, passeranno ad altro. Mentre i cittadini – magari dopo aver smoccolato per 5 minuti al bar, non contro i tuoi avversari, ma contro partiti e politica – si occupano giustamente della loro vita, non delle primarie del Pd.

Escitene meglio da questa vicenda, Anto’. Non stare a sentire gli assatanati, non dire mai “è la gente che me lo chiede” (nel Pci chi parlava così era giustamente bollato come un confuso demagogo). Torna tra noi. Riprendiamo a vederci a cena e a farci due belle risate.