Dove vanno a parare Angela e Matteo

merkelrenzi

Ho un’idea sul duo Renzi-Merkel. Ne parlo oggi in questa intervista a Italia Oggi.

Schermata 2016-02-04 alle 07.18.34

“Glielo dico off the records, Pistelli: io cerco pure di trovare qualche critica a questo giovane premier, ma onestamente non ci riesco”. Claudio Velardi, napoletano, classe 1954, uno dei famosi Lothar di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi, nel 1998, da quando fa l’analista politico, non si fa problemi a sfidare le convenzioni, i luoghi comuni, il mainstream informativo. E a parlare con lui non c’è bisogno di una Stele di Rosetta, per decifrare linguaggio o meta-pensieri: dice le cose che pensa, senza infingimenti e in maniera chiara.

Domanda. Velardi, partiamo da questo fronte europeo che Matteo Renzi ha aperto ormai da un mese. Qualcuno diceva che fosse un fuoco fatuo per capitalizzare un po’ di consenso, una boutade e che poi, al primo rimprovero, l’Italia avrebbe abbassato le orecchie.

Risposta. No, non era una boutade, è ormai sotto gli occhi di tutto e vorrei aggiungere una cosa.

D. Prego.

R. Non credo, sinceramente, che Renzi stia sbagliando sull’Europa.

D. Spieghiamolo.

R. Perché alla valutazione, un po’ provincialotta, dei nostri media, manca un’analisi seria sulle condizioni politiche in cui si trova l’Europa, che sono del tutto differenti a quelle che vengono rappresentate.

D. Ossia?

R. Ossia rappresentano Renzi del tutto isolato, e fanno la ola alla polemica del manutengolo di turno di Jean Claude Juncker, esaltando Angela Merkel, che prima osteggiavano.

D. E invece?

R. E invece la verità è che la Merkel è in difficoltà, il suo ciclo è oggettivamente in fase calante: potrà anche rivincere le elezioni, ma non è più un leader in ascesa, in Europa è in difficoltà: tanto per cominciare, nei Paesi mediterranei che hanno seguito pedissequamente la sua linea di austerità, Spagna e Portogallo, chi governava ha perso le elezioni. Poi, vogliamo prendere il tema delle migrazioni?

D. Prendiamolo.

R. Quelli che era più vicini, un tempo, alle politiche tedesche, Polonia, Austria e Ungheria, hanno rivisto l’aperturismo di Merkel, anzi da qualche parte sembra in atto una deriva autoritaria. Ha letto cosa ha dichiarato Varsavia?

D. Che cosa?

R. Che in Europa siamo tornati ai tempi dell’Asse: beh, insomma, la polemica arriva a usare toni assai poco piacevoli.

D. Effettivamente.

R. Se poi prendiamo il Patto di stabilità, troviamo la Finlandia che una volta ne era uno strenuo propugnatore e che, ora, si dice a favore di un aumento del debito per aumentare la competitività. E non dimentichiamo la Francia, paese egoista per storia e per vocazione che, dopo gli attentati, si fa sempre più i fatti suoi anche sui temi economici. Sull’austerità c’è sempre meno consenso. Sui migranti, come già detto, la confusione è totale. Vogliamo aggiungere la ciliegina su questa torta indigesta?

D. Finiamo il lavoro, Velardi.

R. E allora le dico che la ciliegina è il sostanziale fallimento di Juncker.

D. Boom.

R. Non scherzi. Il grande tecnocrate lussemburghese ha cominciato a fallire con quella pessima performance comunicativa sul referendum greco e poi il suo famoso Piano per la crescita non s’è mai visto. Nei fatti è un presidente di Commissione delegittimato, ormai. Stamattina ha ammesso qualche sua ritardo, ha fatto una mezza marcia indietro, ma in genere parla sempre solo attraverso figure di staff, con risposte nervose e irritate. Sa qual è il pensierino che mi passa per la testa?

D. Quale, di grazia?

R. Beh, che di fronte alla sempre più evidente incapacità di Juncker e in presenza delle difficoltà interne della Merkel, Matteo e Angela non è escluso che stiano pensando ad una mossa clamorosa per un futuro non tanto lontano: candidare la Merkel alla Presidenza della Commissione, facendo fuori il lussemburghese, dando alla Germania il ruolo che le spetta, di leadership effettiva del Continente… altro che isolamento di Renzi, lui ha in testa un disegno politico non da poco…

D. Quindi lei sostiene che Renzi è più che in forma.

R. Guardi, al momento è l’unico leader europeo in grado di tenere a bada i populisti, perché lui le elezioni le ha vinte e non le ha perse. E questa è la sua scommessa: battere le forze populiste si può. Altrove i leader sono nel terrore di perdere: lui, finora, ha vinto. Se e quando perderà potremo dire che ha torto. Ma la invito a considerare alcuni aspetti.

D. Dica.

R. Guardi che anche in Italia, qualcuno sta capendo che Renzi in Europa fa sul serio se addirittura uno prudentissimo e conservatore, come Ernesto Galli della Loggia, l’altro giorno, sul Corriere, lo ha riconosciuto: elogiando la nomina di Carlo Calenda e, contemporaneamente, la polemica con Bankitalia sul bail in.

D. Calenda ha indisposto anche la diplomazia.

R. Diciamo che ha fatto incazzare feluche e burocrati. Ma sa, sono quelli che pensano di avere carriere protette, per cui se non “tieni” due o tre cognomi non puoi fare l’ambasciatore (ride). Vediamo Calenda, uomo dotato di energia e visione: farà bene.

D. Però intanto, l’antirenzismo, da noi, si fa forza.

R. Il vecchio sistema, quando non sa interpretare le mosse, quando non sa leggere la strategia, se ne esce con formulette preconfezionate: “Renzi è isolato”. Oppure dice che è avventato o poco assennato. In realtà non riesce a capire quanto di nuovo si sta facendo.

D. E cioè?
R. Che Renzi ha preso un Paese chiuso in sarcofago e ne sta faticosamente scostando il coperchio, per dare aria. Stiamo respirando.

D. Metafora per metafora, le dico che però il premier sta anche aprendo un vaso di Pandora: e tutti i veleni che escono, per quanto diversi, sembrano avere un solo obiettivo, cioè lui.

R. Eh, ma questo lo dicevamo in tempi non sospetti, no? Conversiamo da almeno due anni, e prevedevamo che, contro Renzi, ci sarebbero state campagne mediatiche, e pure giudiziarie. Le dico una cosa…

D. Faccia pure.

R. Se su Renzi avessero trovato anche solo una multa non pagata quando era sindaco di Firenze, oggi l’avremmo vista sventolare. E invece non è successo. E anche sulla vicenda della Popolare dell’Etruria, il tentativo di coinvolgere lui e la ministra Maria Elena Boschi, mi pare andato fallito. Questa stagione di veleni non mi sembra che abbia nuociuto a Renzi. Se si guardano i sondaggi, anzi, c’è una tendenza del Pd e del premier a crescere.

D. A proposito di sondaggi, c’è una tornata amministrativa ormai in vista.

R. Sa che le dico? Che Renzi la archivierà positivamente.

D. Ottimista.

R. Guardi, a parte Roma, che inizialmente pareva una partita a sé, mi preoccupavano più città come Bologna o Torino, dove il Pd governa e deve confermarsi. A Roma, invece, con Roberto Giachetti, si è trovato probabilmente l’uomo giusto.

D. La sua Napoli?

R. Una partita difficile, dopo tutti i disastri combinati dal Pd negli anni scorsi.

D. E Milano?

R. Andrà bene e le primarie saranno un’opportunità interessante per il centrosinistra, salvo Francesca Balzani, davvero fastidiosa e inutilmente cattivella.

D. Che fa battute su Denis Verdini: meglio avere il voto di Giuliano Pisapia che il suo. Un segno di debolezza?

R. Sì, lo credo anche io.

D. Oltretutto Verdini non vota a Milano…

R. Lei ci scherza su, ma le dico che Balzani ha il sostegno di Sergio Cofferati: si curi di lui, anziché pensare a Verdini.

D. Insomma, nessun problema alle comunali per Renzi.

R. Sì e, ancora una volta, si confermerà una tendenza: che il M5s perderà rispetto ai sondaggi. Nessuno lo dice, ma è accaduto nel 2014 e 2015: nelle urne Beppe Grillo perde per strada parte del consenso che i sondaggisti gli accreditano.

D. Dopo le comunali viene il referendum confermativo. Ottimista anche su quello?

R. Ma scusi, ce li vede gli Italiani votare per una santa alleanza che mette insieme Matteo Salvini e Gustavo Zagrebelsky? Ora, queste riforme avranno pure i loro difettucci, ma si fanno per la prima volta. E gli Italiani non sono fessi: si rendono conto che stiamo faticosamente uscendo da una crisi ventennale: ci sono buoni dati sull’occupazione anche oggi (ieri per chi legge, ndr).

D. C’è chi scegliere di sottolineare che la disoccupazione ha smesso di diminuire, ignorando che aumentano i lavoratori attivi.

R. Ho visto, ma sono mezzucci. Guardi il mainstream mediatico, ossia i giornaloni, i talk, i telegiornali, sono strutturalmente ostili a Renzi ma, mi creda, lo sarebbero con chiunque.

D. Perché?

R. Perché ormai si sono posizionati sul mercato, scegliendo di rappresentare quel pezzo di opinione pubblica che è sempre più incazzato e populista. Dopodiché…

D. Dopodiché?

R. Dopodiché i giornali si vendono sempre di meno e la gente, quando entra nella cabina elettorale, fa un respirone, rammenta qualche dato di fondo, ragiona insomma. E vota Renzi e non i profeti di sventura.