Quo vado

Zalone

Verranno i critici con il ditino alzato a dirvi del plot debole, dell'”elementare pochezza” (Repubblica) dell’impianto narrativo. Poi i connazionali con il nasino all’insù perché Zalone (orrore) riempie i botteghini, mentre “La grande bellezza” è snobbato in Italia, però vince l’Oscar. E naturalmente non mancherà chi bacchetterà il comico perché non parla della misera condizione dei lavoratori precari. Resta che “Quo vado” fa ridere dall’inizio alla fine, descrive con sguardo disincantato e tenero l’Italia che c’è, e fa finanche intendere che – volendo – potremmo cambiare. Grandissimo, ineguagliabile Zalone.