Renzi e i gufi a perdere

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I gufi ci vedranno anche molto bene al buio, ma ho l’impressione che non siano animali granché intelligenti. A Renzi è bastato piazzarli ieri mattina in un angoletto delle sue slides per ottenere quello che voleva: la loro reazione narcisistica e compiaciuta. “Ecco, si è ricordato di noi, vuol dire che contiamo ancora”, hanno esultato in coro stamattina sui giornali. Senza capire, invece, che ancora una volta il nostro li ha giocosamente e cinicamente utilizzati, e messi in trappola. Poveri animaletti.

La prima buona regola di ogni uomo politico che si rispetti è individuare i suoi nemici, per darli in pasto all’opinione pubblica amica e costringerli a giocare sul terreno che gli è più favorevole. Gli scemi ci cascano. Invece di incalzare il politico su altri piani, di scavare nelle cose che il politico non vuol sentirsi dire, gli vanno a ruota (molto spesso – nel caso dei giornalisti – anche perché non saprebbero che cosa dire, dato che non studiano, non approfondiscono i dossier, etc…). Con il risultato di apparire solo come una corte querula e fastidiosa, in permanente attesa di un sussiegoso cenno del politico, in cerca di una qualsivoglia forma di legittimazione personale, di una battutina rubata o di uno sguardo ammiccante.

Nel frattempo prendono botte, come nella conferenza stampa di ieri mattina. “Fosse per me abolirei domani mattina l’Ordine dei giornalisti”, ha detto Renzi. E nessuno che gli abbia chiesto: “Bene, Presidente, che cosa aspetta a farlo?”. Nessuno dei giornali che oggi ci abbia fatto un titolo, un servizio, un approfondimento. Forse perché, grazie all’Ordine, tanti colleghi prendono le mancette dei cosiddetti aggiornamenti professionali. Oppure nessuno che gli abbia ricordato: “E, già che ci siamo, perché non aboliamo anche gli altri Ordini, quelli degli architetti, dei notai, dei commercialisti, degli avvocati, etc…, come si è più volte detto di voler fare?“. Niente. Silenzio assoluto.

“Più 0.8 di Pil, più 300mila posti di lavoro”, ha detto poi il maramaldo. E nessun giornalista del Fatto Quotidiano che gliel’abbia contestato in conferenza stampa, sciorinando i dati che invece il giornale pubblica oggi. Veri o falsi che siano questi dati – vigliacchetti che siete – chiedetegliene conto in diretta, non il giorno dopo, senza contraddittorio.

Ancora. “Nel 2018 vinco al primo turno”. E nessun giornalista del Sole 24ore che gli abbia sottoposto le lunari tesi di Ricolfi, pubblicate sul giornale di Confindustria, che assegna la prossima vittoria elettorale al M5S. E così via, sugli argomenti più significativi in agenda. Tutti a strisciare come servi in conferenza stampa, pronti a prendersi la rivincita dei frustrati quando la partita è finita, sui giornali di stamattina.

Fino a quando saranno questi i nemici di Renzi, il giovanotto avrà vita non facile ma facilissima. Altro che 2016 decisivo, come dice oggi Cerasa sul Foglio. Per Renzi il 2016 sarà una passeggiata come il 2015, se in politica non verranno avanti avversari preparati, non propagandisti di professione, e se l’informazione non comincerà a fare il suo mestiere non per partito preso ma con solidi argomenti e un minimo – anche solo un minimo – di obiettività.

A me può fare anche piacere, perché penso che Renzi vince non solo perché non ha alternative, ma anche perché è abbastanza bravo e intelligente. Ma un sistema che voglia minimamente funzionare ha bisogno di alternative politiche all’altezza e di giornalisti con la schiena dritta. In Italia, al momento, abbiamo solo gufi a perdere.