C’è qualcosa che non quadra…

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Su Bassolino, Renzi e le primarie. Un mio pezzo sul Corriere del Mezzogiorno. 

C’è parecchio che non quadra nella strategia di Antonio Bassolino. Le due famose paroline (“mi candido”) postate una quindicina di giorni fa, erano chiare, ancorché tardive. “Mi candido”: non solo e non tanto alle primarie, ma a sindaco di Napoli. Cioè anche indipendentemente dall’andamento dello sfiancante dibattito interno al Pd. “Sono uomo delle istituzioni, appartengo a Napoli e non al Pd”. Benissimo, e dunque gambe in spalla e via alla lunga e impegnativa scalata.Schermata 2015-12-08 alle 11.17.02

Ma allora perché da quel giorno ti lamenti tanto, caro Antonio, per gli interventi della Serracchiani e di Guerini, per il minacciato cambiamento di regole, per il possibile spostamento di date delle primarie? Se giochi la tua partita dentro la città, da uomo delle istituzioni, puoi tranquillamente fregartene del Pd e delle sue convulsioni. Se ci sarà spazio per competere nelle primarie, lo farai. In caso contrario, devi solo individuare modi e forme per correre per conto tuo.

Se invece la partita intendi giocarla nel tuo partito, allora hai sbagliato ad annunciare la discesa in campo, essendo peraltro l’unico ad averlo fatto (salvo il grottesco annuncio dei socialisti, una volta alfieri della civiltà moderna, pronti ora a candidare lo stregone della finta terra dei fuochi), mentre gli altri possibili contendenti interni al Pd aspettano, tergiversano, valutano, cercano il papa straniero, Maradona, il tecnico, l’esterno, il competente, il perbene, il civile e via autodistruggendosi. Pratiche discutibili: ma è la politica, baby. Tu dici che, così facendo, si perde tempo prezioso e il Pd rischia di non arrivare neppure al ballottaggio? Perfetto, e allora si torna al punto 1. Candidati indipendentemente, spedisci in soffitta l’autolesionismo Pd, e parla subito e solo agli elettori, senza perdere tempo nelle baruffe chiozzotte di partito.

In secondo luogo, sbagli – e di grosso – a posizionarti nei fatti come candidato antirenziano. Hai voglia a dire che tu lo hai votato e lo voterai, hai voglia a distinguere lui dalle uscite dei suoi pretoriani. Ma sei tu a sostenere, con linguaggio e logica da fine Novecento, che “con Roma ci deve essere collaborazione e critica”, e che “non bisogna lasciare nelle mani di De Magistris e dei Cinque Stelle la carta della critica al governo”. Così – lo capisce anche un bambino – non fai altro che metterti nella loro scia, senza avere la stessa credibilità di oppositore del premier. E lasciando in questo modo clamorosamente orfani quei napoletani (il 40%) che l’anno scorso hanno votato per Renzi, oggi lo voterebbero per le politiche con percentuali più o meno analoghe, mentre al Pd napoletano consegnano grosso modo il 12-15%. A chi lo lasci il restante 25%?

Insomma, si direbbe che stai commettendo errori tattici e strategici piuttosto macroscopici. Troppi, per il politico esperto e consumato che sei. A meno che…

A meno che, a questo punto, non ti stia già convincendo di esserti imbarcato in un’avventura più che impervia. E stai aspettando il momento giusto per poter uscire di scena, di fronte ai ritardi o ai diktat piddini, lanciando qualche vibrante j’accuse contro il quartier generale del tuo partito, come sembra far intendere sul Mattino di ieri Mauro Calise. Nel caso, avvisa per tempo i poveri naviganti del tempestoso mare napoletano. Non rendere tutto più complicato.