Incontro in Metro

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Incontro Piero, vecchio amico che non vedo da tempo, alla stazione della Metro. Si parla del più e del meno, poi parte la filippica: “Ma ti rendi conto in che paese di merda viviamo… stanno a discutere di questa storia delle unioni civili da mesi e mesi senza combinare niente, e poi questa faccenda di Marino… che schifo. Se non fosse che non ho più l’età, me ne scapperei di corsa…”. Arriva il treno (attesa di 6 minuti), la ressa ci impedisce di proseguire la chiacchiera, ci salutiamo a Barberini. Meglio, perché stavo per dirgli – gentilmente, ma con fermezza – che il tasso dei titoli di Stato a due mesi è sottozero (perché Draghi sta per pompare altri soldi nel sistema? e va bene…), lo spread intorno a 100, nel Sud (lo dice la Svimez!) si vede qualche posto di lavoro, le borse crescono…

Non mi fate così fesso, non gli avrei detto che i cosiddetti diritti sono meno importanti dell’economia o cazzate del genere, tantomeno intendevo fare la solita difesa d’ufficio del governo Renzi. E’ che forse nelle cose ci vuole un po’ di misura. L’intemerata di Piero – professionista stimato, uomo informato – era senza tempo. Me l’avrebbe fatta qualche anno fa, me l’ha fatta stamattina, me la farà quando ci rivedremo.  Una sparata senza memoria. Ma se lo ricorda Piero – per dire – il 2011, quando lo spread stava a 574? Al netto della campagna contro Berlusconi (ci fu? può darsi) e della inazione europea (ci fu? c’è ancora), se la ricorda la preoccupazione di tutti, percepibile, chiara? Montato oppure no ad arte dalle massonerie internazionali, dalla cancelleria tedesca o da chi volete, il clima lo avvertivi nelle cene con gli amici, in metro, per le strade e nei negozi. Un clima brutto, triste, livido. Oggi non è così, e lo sa anche il mio amico Piero. Viviamo un momento diverso. Incerto, difficile, sospeso. Ma il baratro non c’è più. (Magari non c’era neppure prima, chissà, ma ce l’avevano fatto credere alla grande…). Si ricominciano a fare cose. Si respira. E fateci respirare…

Dopo aver lasciato Piero, ho finito in metro il bel libro di Eggers (“I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre?”). “Siamo qui e siamo sani e salvi”, dice nell’ultimo dialogo il politico del Congresso. L’infelice e allucinato Thomas gli risponde: “Cristo santo. E’ la cosa più triste che abbia mai sentito”. Sappiate, al momento mi sento un po’ il saggio politico del Congresso.