Un’ordinaria domenica d’autunno (da noi e altrove)

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Dando uno sguardo stamattina a editoriale, apertura e taglio centrale della prima pagina del Corriere della Sera, mi sono chiesto: ma è possibile che oggi non ci siano notizie più importanti dello “strappo” (quando leggo in un titolo queste parole mi viene sempre in mente Moretti, ricordate?) sulle unioni civili o delle posizioni della sinistra Pd sulle tasse, insomma delle polemichette sulla politichetta di casa? Così, per curiosità, sono andato a vedermi la prima di Le Monde, che oggi parla – come vedete – di Putin, Siria e Bangladesh. E mi sono immaginato due signori perbene seduti a leggere il loro vecchio giornale di carta, proprio come si faceva una volta, rispettivamente in galleria a Milano e in un bistrot della rive gauche. Che cosa hanno appreso del mondo che li circonda, questi due signori? E, dopo la lettura, con quale idea del medesimo mondo se ne sono tornati a casa? La risposta datevela da soli. Purché non sia la più banale e sbagliata: e cioè che i giornali italiani parlano delle evoluzioni di Alfano perché non c’è di meglio, perché siamo il paese che siamo e via qualunquisticheggiando. No, i quotidiani italiani sono pieni delle fregnacce nostrane semplicemente perché sono parte organica di una classe politica ignorante e vecchia, sono come correnti di partito, pezzi di apparati in cerca di autore. Non fanno informazione perché costa studio e fatica, preferiscono il gossip che raccolgono senza lavorare in Transatlantico e nelle cene nelle quali fanno pappa e ciccia con i politici.

Per fortuna che i giornali vendono sempre meno. Per fortuna che il mondo è più ricco e interessante di mille quagliarielli. Per fortuna che è domenica e ci dedichiamo ad altro, sperando che stasera gli odiati gobbi fermino i ragazzi di Thohir.