Gli italiani e la guerra

churchill

Ma quanto è bello l’articolo 11 della Costituzione più bella del mondo: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Peccato però che nessuno citi la seconda parte dell’articolo, nei talk e nelle piazze: “…; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Perché i creatori della più bella del mondo uscivano sì dagli orrori di una guerra, l’impasto della Carta era sì di stampo catto-comunista, ma né De Gasperi né Togliatti erano dei fessi. Già allora – in un mondo senza guerre a distanza, attacchi terroristici, missioni di interposizione o di peacekeeping, senza emergenze umanitarie, etc… – immaginavano che in futuro ci si potesse trovare nelle condizioni di dover intervenire per garantire attivamente la pace. E non pensavano certo di tenere fuori l’Italia da decisioni di questa natura.

In queste ore lo strepitio dei pacifisti ipocriti e vigliacchi comincia a farsi sentire, e la bandiera della prima parte dell’art.11 sventola alta. Tutti (?) vogliono sconfiggere i terroristi, ma come non lo sanno e non lo dicono. I grillini chiedono a gran voce che sia il Parlamento a decidere, ma solo per farne una cassa di risonanza della loro irresponsabilità. Altri imbastiscono becere e piccole polemiche politiche, mentre la materia – per definizione – avrebbe solo bisogno di riservatezza e serietà. I giornali ci sguazzano, chiedendo oggi mano ferma contro il terrorismo, pronti domani a criticare l’impegno italiano in azioni di contrasto ai criminali.

Mancanza assoluta di dignità. Aveva ragione Churchill: “Gli italiani vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e a una partita di calcio come fosse la guerra”.