Il tempo della storia

Ingrao

A Tommaso Bovo risponde Filippo Lucignano. (Ma come mi piace questo dibattito… continuate a scrivere, se vi va).

Sono entrato nella storia dell’umanità attraverso una delle infinite porte del tempo. Non è stato come entrare in una fiera per visitare i padiglioni seguendo un ordine o un tema, il tempo della storia non ha inizio né fine, non conosce logica o razionalità, a tratti non distingue il materiale dall’immateriale, e tutti i codici che si usano per comprendere e spiegare sono lisi e strappati dal frullatore delle convenzioni.

Dove porta il tempo della storia, quali sono i mondi ai quali ci conduce l’indecifrato desiderio che ci guida, incurante della fragilità che ci compone e dell’assurda pretesa di desiderare ciò che il desiderio non potrà mai ottenere? C’è chi ha trovato la sua terra promessa negli occhi azzurri di Caterina, e prova un contorcimento dello stomaco al concerto di Guccini, fin qui tutto bene, sempre che l’azzurro degli occhi di Caterina non assuma il carattere di una “Terra Promessa”, giusto per restare in tema di canzoni e di un concerto di Eros Ramazzotti.

Il mondo nel quale siamo approdati, la stazione alla quale siamo scesi senza suonare il campanello della prenotazione della fermata, non ci appartiene, o forse appartiene a tutti gli esseri che lo popolano. Tommaso sembra avere le idee molto chiare sulla vita e le ragioni del nostro essere e richiama alcuni fatti drammatici come l’ago della bussola che segna il Nord. Nel mondo al concerto di Guccini ci vanno in pochi, e quelli che ci vanno per ascoltare le sue canzoni non provano lo stesso contorcimento per gli occhi azzurri di Caterina, magari cercano con quel pugno chiuso di guardare oltre le gradinate del palazzetto dello sport, a un mondo, a un’umanità che ha fallito la sua missione naturale: vivere da pari e con pari dignità il breve tempo che c’è dato, immaginando di che sia possibile sognare e desiderare la Luna.