Il resto della vita

Ingrao

Ho ricevuto questo bel pezzo da Tommaso Bovo. Mi pare affermi delle verità semplici e limpide.

Caro Claudio, qualche giorno fa mi hai chiesto di scrivere qualcosa sulla luna citata da Reichlin. Vedendo le immagini dei pugni chiusi al funerale di Ingrao in questi giorni mi è tornata alla mente la prima e unica volta che chiusi la mano in un pugno. Avevo diciassette anni, ero in un palazzetto dello sport con centinaia di persone e Francesco Guccini stava cantando la Locomotiva. Mentre, come tutti, cantavo e tenevo il pugno alzato, avevo lo stomaco che si contorceva, non tanto per la causa della “giustizia proletaria”, quanto semmai perché avrei voluto trovare il coraggio di dichiararmi e baciare Caterina, la ragazza che in quel momento mi stava a fianco e della quale ero innamoratissimo. Come ho avuto modo di dirti non credo di avere la credibilità e il vissuto per poter parlare di certe cose, la “luna” di cui Reichlin parla io l’ho sempre vista da troppo lontano. Il PCI, le lotte operaie, le sconfitte elettorali, il blocco sovietico sono tutte cose che ho vissuto da una certa distanza.

Una cosa però mi piacerebbe dire: se molti avessero avuto il coraggio di guardarla bene quella “luna”, con meno sovrastrutture ideologiche, meno preconcetti, forse avrebbero preso meno strade sbagliate. Se avessero guardato con occhi veramente liberi, si sarebbero forse resi conto che quel mondo fatto di giustizia sociale non si trovava ad est dell’Europa. Forse avrebbero fatto la scelta giusta e si sarebbero schierati con la popolazione ungherese e non con i carri armati russi. I vari Ingrao italiani avrebbero capito il gesto di Jan Palach perchè lì stava la libertà del popolo ceco e il diritto alla ricerca della felicità. Lo so che ora è più facile, la storia ed il tempo rendono tutto più chiaro, ma a me pare che la fatica nel fare allora le scelte giuste derivasse da una fatica ben più grande, quella di rimettere in discussione dogmi e simboli che ancora oggi fanno fatica ad essere superati.

Caro Claudio, quando ci siamo scritti ho citato i versi della canzone di Fiordaliso: “Non voglio mica la luna / Chiedo soltanto di stare / Stare in disparte a sognare / E non stare a pensare più a te”. Probabilmente perché nella banalità di questi versi trovo molte più verità di tanti che continuano a spiegarmi con il ditino alzato cos’è la “sinistra” e quali sono “i veri valori”. Ma non possiamo rendere tutto un po’ meno complicato? Non possiamo lasciarci alle spalle quel bagaglio simbolico e fare salvi i valori di fondo dai quali nascevano la giustizia sociale, la libertà, la bellezza e la ricerca della felicità?

In fondo quel pugno alzato al concerto di Guccini non era poi così importante: importanti erano gli occhi azzurri di Caterina, e la certezza che con lei avrei potuto essere felice per il resto della vita.