Fondi di caffé di giornata

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Tocca – purtroppo inevitabilmente – riparlare di sondaggi. Perché è quasi sempre dai sondaggi che i Grandi Bias prendono le mosse, è nei loro presunti numeri che le bufale mediatiche trovano sostegno e credibilità. Dimenticando che – almeno da 15 anni a questa parte – li diamo per morti ogni volta che andiamo a votare, quando scopriamo la loro assoluta fallacia, e giuriamo che ne faremo a meno per sempre. Salvo resuscitarli dopo qualche settimana (che dico, a volte giorni), perché la giostra dell’imbroglio deve ricominciare a girare. Quotidiani e Tv, opinionisti e politologi non vi possono rinunciare. Per la nostra informazione a credibilità zero un sondaggio è pura droga in vena. A maggior ragione – per esempio – dopo l’estate, quando ci si rivede nelle redazioni e ci si chiede cosa fare per rianimare le vendite in coma.

Prendete il sondaggio della Stampa di oggi sugli scenari ipotetici (!!!) di voto nelle elezioni politiche (che non ci sono, né sono previste) al primo turno dell’Italicum (legge che ancora non c’è). Sul tema l’istituto Piepoli intervista 500 (cinquecento) persone: come dire zero, se calcolate che mediamente rispondono ai questionari 1-2 intervistati ogni 10. (Voi vi chiederete: perché solo 500? Perché i giornali non hanno soldi, per cui con pochi spiccioli fanno contento il povero sondaggista e hanno il grafichetto farlocco da sparare in evidenza).

Andiamo avanti. In questi “scenari ipotetici di voto” ce n’è uno con una sua plausibilità (Pd da solo, Lega con FI, Sel con la sinistra, M5S), in cui Il Pd è tranquillamente avanti, mentre Grillo si contende il secondo posto con la destra. Ma che notizia sarebbe mai questa? Su, Nicola, facciamo ipotesi più divertenti. Mescoliamo i partiti un po’ come capita: il Pd con Sel e Forza Italia con l’Ncd, oppure il Pd con l’Ncd, la Lega con Grillo, e vediamo che succede…

E che volete che succeda? Succede che una di queste deliranti opzioni è quella giusta, finalmente dà un senso a questa storia e motiva il titolo adrenalinico, già pronto in prima (“5 stelle, il boom dei sondaggi”): basta unire Renzi con Alfano, la Lega con FI, lasciando soli i nostri eroi grillini. Così magicamente il M5S diventa primo partito e il gioco è fatto. C’è il titolo. C’è il rimbalzo in rete e sul resto della stampa. Un po’ di casino è assicurato, almeno nelle prossime ore. Così come l’ennesimo e gratuito pompaggio mediatico per i grillini.

Solo che questa storia l’abbiamo già vista, ragazzi. Chi queste cose un po’ le studia, ha detto fino alla nausea e dimostrato, dati alla mano, che da due anni il M5S vince nei sondaggi e perde nelle urne. Dopo il 2013 – quando Grillo fu la sorpresa, inattesa e sondata al ribasso – il M5S ha perso tutte le elezioni. Era dato al 25% nelle europee del 2014 e ha beccato il 20%. Alle amministrative del 2015 ha preso il 16%, anche se veniva pronosticato intorno al 22%. Per una ragione ampiamente spiegata in letteratura (si chiama bias della disponibilità), il fenomeno grillino è costantemente sovrastimato nelle indagini. E per quanti sforzi di fantasia possiate fare anche voi, cari amici e colleghi della stampa e dei fondi di caffé, è il caso che vi rassegnate: la realtà continuerà ad avere la meglio sulle minchiate.