Perché tenersi Renzi (perché il paese è una merda)

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L’ultima riguarda le nomine Rai – fatte con una legge che Renzi non è riuscito (ancora) a cambiare, quindi con la più classica delle lottizzazioni democratiche – che hanno fatto arricciare il naso a tante anime belle, a partire dai moltissimi paraculi del renzismo: quelli che lo hanno incensato entusiasti nella sua prima fase in nome della rottamazione della vecchia Italia e adesso si lamentano perché non rottama più o non rottama abbastanza.

Sono quelli cui piace fare i renziani, ma solo con il culo di Renzi: ormai mi stanno sui coglioni più del resto degli italiani. Il povero fiorentino si deve smazzare ogni giorno un paese gretto, conservatore, corporativo, egoista. I rischi se li prende solo lui: i suoi gli stanno dietro come pecorelle smarrite o piccole sanguisughe. Nel frattempo è costretto a fronteggiare i magistrati che vogliono attivamente distruggerlo, i burocrati che aspettano il suo cadavere sulla riva del fiume, i cannibali della sinistra Pd che si prenderebbero il diavolo in persona al suo posto. E, in queste condizioni, deve anche sorbirsi l’intervista quotidiana di Cacciari, che ride a crepapelle a sentir nominare i nuovi del Cda Rai, lui che dopo una vita in Potere operaio e nel Pci fondò Alleanza democratica con Adornato, al cui cospetto la Borioni è Rosa Luxemburg.

Caro Massimo e tutti voi, per il bene che vi voglio: lo so che a voi renziani puri e incontaminati fa un po’ schifo, ma provate a dare uno sguardo al famoso paese reale, che proprio in queste ore ha dato una luminosa prova di sé a Pompei in una storia tirata fuori dal Corriere del Mezzogiorno: la riapertura della Palestra Grande, osannata da Franceschini in pompa magna, la successiva chiusura decisa in combutta dalla Soprintendenza e dai sindacati, e la disposizione d’autorità della riapertura decisa dal ministro. Una storia inverosimile e indecente, ma che è solo la conferma di una indiscutibile verità: l’Italia, oggi, è prevalentemente una merda. (E il “prevalentemente” l’ho aggiunto in uno slancio di ottimismo). Per ora, e ancora per parecchio tempo, dobbiamo solo ringraziare questo giovanotto che ha deciso di caricarsela sulle spalle.