Sicilia

Sicilia

Basta l’arrivo a Punta Raisi, striscia d’asfalto impizzata a forza tra monti e mare, a dirti che sei nella terra dell'”irripetibile ambiguità”, che non è solo “psicologica e morale” (Bufalino), ma concreta e densa come un compatto Universo parallelo. Poi si apre il portellone ed è come se vedessi per la prima volta la luce: così abbagliante da spegnere l’afa opprimente di questo luglio, illusoria come l’azzurro degli occhi delle indigene bionde. Perché qui le donne sono tutte belle, altere e sfuggenti, ma le bionde non hanno termini di paragone al mondo. Come belli ed eleganti sono gli uomini, nei loro pantaloni bianchi stazzonati e nei sorrisi educati e lontani.

Il resto è tutta vita. Arancine prima e dopo i doveri d’ufficio, il profumo stordente della caponata, i dolci (ho detto i dolci). L’imponenza stupefacente di Santa Maria dello Spasimo. Il think show, neologismo di Riotta che potrebbe far fortuna, ma non da noi. L’esibizione catodica delle nuove virtù imprenditoriali dell’isola. Da mezzanotte alle due in un ristorante che ti accoglie come fossero le otto di sera. E i politici, i meravigliosi politici. In rissa permanente tra loro, ti sussurrano cose irripetibili (e anche incomprensibili) sugli amici prima che sugli avversari, progettano alleanze spericolate e votate al sicuro fallimento, ti parlano di casa loro come se fosse la tua. Ma se solo ti permetti di dire a chiunque di loro che forse in casa c’è qualcosa che non funziona, qualche conto che non torna, qualche cambiamento da fare, fanno blocco come un sol uomo. Ti guardano come increduli, stupiti del tuo sciocco ardimento.

Lasciamo che la vita scorra nell’Universo parallelo.

Sicilia, ti adoro.