Moretti, il Veneto e la comunicazione

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Ci sono due cose, e solo due, da dire sul caso Moretti (Alessandra).

1) I dati. Nel 2010 in Veneto Zaia aveva preso il 60% dei voti e il candidato di centrosinistra il 29%. Nel 2015 Zaia vince con il 50% (perdendo una decina di punti a favore di Tosi, che prende il 12%), la Moretti ottiene il 22% (cedendo presumibilmente voti al M5S, che nel frattempo dal 3% raggiunge il 12%). A meno che il governatore non avesse clamorosamente fallito (e non era il caso di Zaia) e dall’altra parte ci fosse Superman o Wonderwoman (e non era il caso…), le elezioni venete non avevano storia. Tutti lo sapevano, da Renzi alla Moretti. E se non lo sapevano, fessi loro.

2) La strategia. Qualunque battaglia vai a combattere, per prima cosa decidi il tuo posizionamento. Valuti punti di forza e di debolezza dell’avversario e ti attrezzi di conseguenza. Ora, la Moretti dice di avere sbagliato campagna non accentuando i temi locali, “perché il Veneto è geloso della sua autonomia e vuole conservare una contrapposizione rispetto al governo nazionale”. Ma come fai a credere, ragazza mia, che su questo terreno avresti potuto contrastare ed essere più credibile di un leghista? Alla copia, come è noto, si preferisce sempre l’originale. E dunque, non dico per vincere, ma per combattere meglio tu avresti dovuto fare esattamente il contrario. Attaccare frontalmente il modello fallimentare (e fallito) del Nord-Est autonomo e indipendente. Rimettere in collegamento con lo Stato la regione che fino a qualche decennio fa esprimeva il grosso della classe dirigente nazionale, rompere un isolamento provinciale e gretto. Te ne vai in giro nei 600 comunelli per farti conoscere? Bene, poi però devi indire gli Stati generali del Veneto, con tutto il governo nazionale presente, per annunciare il ritorno del Veneto in Italia e un piano d’azione conseguente. Così avresti costruito un profilo forte e credibile, magari al momento non ancora maggioritario, ma certamente di prospettiva.

E questo è tutto. Il resto sono cazzate: lascia che se ne occupino i giornali. Tu impara la lezione e cerca solo di comprendere che la comunicazione è il più grande imbroglio che ci sia, se non è sorretta da qualche idea vera.