Il voto greco/2

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Ora, a mio avviso, sarebbe sbagliato far prevalere rancori e spiriti di vendetta, qualcosa del tipo “ve l’avevamo detto, mo’ ne pagherete le conseguenze”. E’ un sentimento che, al momento, percorre molti tifosi dei conti a posto e del buongoverno (tra i quali mi colloco). Ma va tenuto a bada.

Ieri si è giocata una partita politica, e Tsipras l’ha vinta: di questo innanzitutto bisogna prendere atto. L’Europa non è riuscita a depotenziare in partenza il referendum, mostrandone l’evidente assurdità. Perso il primo – e decisivo – round, non è stata in grado di imporre il tema (dracma vs euro) dello scontro. Per il resto, chi pretendeva (io tra questi) che potesse vincere l’algida ratio di un’Europa obiettivamente senz’anima sul tumulto dei sentimenti del popolo che ha inventato la tragedia, si è dimostrato un illuso. Ma ora non può perseverare nell’errore.

Dopo il voto di ieri bisogna trovare soluzioni tecniche sagge e accorte per riannodare un dialogo imprescindibile ed evitare a tutti brutte figure. E soprattutto – sarà pure banale e retorico, ma va detto –  bisognerà presto dare nuova sostanza politica al disegno europeo. In caso contrario il rischio più serio è la diffusione del contagio. Politico, non economico. Il virus greco può fare danni anche dalle nostre parti.

PS. Siccome mi/vi conosco, so che i sentimenti di indignazione e di revanche crescono a dismisura alla vista delle brigate Kalimera che (solo dall’Italia, non da altri paesi: un po’ di vergogna consentiamocela) ieri hanno invaso la povera Grecia, la rete e gli schermi Tv. Non fatevene influenzare, è giusto che si godano la vittoria. Piuttosto facciamo in modo, con politiche intelligenti, che non siano loro gli agenti patogeni.