Mi correggo, domenica lo scontro sarà cittadini vs magistratura

magi

Stamattina è stato necessario leggere (più volte) il bel pezzo di Brambilla sulla Stampa per orientarsi nell’inestricabile labirinto della legge Severino e della sua (impossibile) applicazione. Mentre è bastato scorrere le cronache comiche della Commissione Antimafia per capire perché un’associazione segreta (la mafia) vince su una politica cialtrona che vuole imitare i giudici occupandosi – signora Bindi – di cose che non le competono (e non sa neppure tenersi un cece in bocca). Poi, se in giornata vi è capitato di prendere un taxi, certamente avrete pensato con affetto al giudice di Milano che ci ha tolto la libertà di scegliere come andare in giro nelle nostre città. Infine, se il tassista smoccolante contro Uber e l’umanità vi ha lasciato un attimo di tempo per andare su Google e digitare ‘TAR’, avrete potuto compulsare lo smisurato elenco di temi di natura strettamente politico-amministrativa nelle quali i giudici mettono quotidianamente bocca: paralizzando, ritardando, ostacolando, impedendo. E se, nel vostro peregrinare tra una sentenza e un ricorso, non vi siete convinti a sufficienza dell’intreccio profondissimo e malato tra politica e magistratura, vi ricordo io la sentenza della Corte Costituzionale di qualche giorno fa sulle pensioni, la cui applicazione integrale ci avrebbe messo grosso modo nelle condizioni della Grecia.

Ora, io passo per essere uno che ce l’ha con la magistratura. In realtà non è così. Io sostengo semplicemente che dal ’92 c’è un rapporto asimmetrico e squilibrato tra i poteri dello Stato: politica debolissima, magistratura e media che dominano la scena e fanno l’agenda pubblica, dettandone tempi e modalità. E questo non sta bene e non mi piace. Perché – in sintesi – non fa altro che destabilizzare il sistema e chiunque ne sia temporaneamente alla guida.

Parecchi milioni di italiani andranno a votare domenica prossima, avendo nelle orecchie questo insopportabile frastuono di fondo del conflitto tra la magistratura e la politica. Se andassi a votare (non mi tocca, sono cittadino strombolano), personalmente starei dalla parte della politica. La divisione dei poteri l’abbiamo studiata alle elementari e ci piace. Ma, quando tra i poteri c’è un evidente squilibrio, bisogna tornare ai fondamentali, e ripristinare il primato della democrazia. Cioè del popolo che sceglie.