La comunicazione della destra

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Ieri ho rimesso giacca e cravatta (a cinque anni dal matrimonio di mia figlia): a Palazzo Giustiniani, come a Palazzo Madama, si mantiene questa usanza barbara. Con il cappio alla gola sono andato a discutere di cose che mi interessano (social networks, politica e comunicazione) in un convegno vivace e interessante, promosso dalla fondazione Italia Protagonista.

Perché ne parlo? Perché l’intervento di Renato Brunetta (pure persona intelligente, colta e ironica) mi ha chiarito la natura strutturale, e purtroppo non recuperabile a breve, della crisi della destra italiana. (Dico ‘purtroppo’ perché penso da tempo che il suo sfascio sia il nostro principale problema politico: il sistema uscirà da una condizione di precarietà e fibrillazione permanente solo quando il centro destra avrà una nuova configurazione e una nuova leadership).

Che cosa ha detto ieri Brunetta? Ci ha parlato del ‘Mattinale’, un micidiale pastone che Forza Italia propina ogni giorno a centinaia di parlamentari, diffonde sul web e rilancia con decine di tweet: un ‘AntiRenzi’ quotidiano, fatto di molte cifre, ponderosi dossier e – a volte – di azzeccati slogans. Brunetta – in sostanza – ha confessato candidamente che fa il ‘Mattinale’ perché vuole far fuori Renzi, pur sapendo che “lo strumento parla solo ai nostri” (testuale). Eccola squadernata, l’attuale impotenza della destra italiana. Non parla a nessuno, al di fuori dei suoi recinti. E più fa mattinali, più si ghettizza.

Ho avuto gioco facile, in risposta a Brunetta (che comunque se ne era andato), a dire che in comunicazione chi insegue perde sempre. Lo sa bene Berlusconi, che ha sempre imposto la sua agenda, soprattutto nei momenti di massima difficoltà (vedi campagne 2006 e 2013). Oggi lo sa bene anche Salvini, che leader di una destra di governo non diventerà mai, ma raccatterà un po’ di voti facendosi insultare e dettando i titoli, (quasi) mai in risposta a Renzi. La destra tornerà competitiva quando reimporrà una sua agenda.

(Allargando il campo, ho detto anche un’altra cosa, più difficile da comprendere in un convegno di comunicatori della politica. In generale la politica non deve inseguire la comunicazione. Non potrà mai raggiungerla, perché la comunicazione è immensamente più veloce e ha sempre il coltello dalla parte del manico: ha l’ultima parola. La politica può contrastare la comunicazione solo diventando essa stessa comunicazione. Quindi disintermediando la comunicazione, come ha fatto Berlusconi negli anni d’oro e come fa oggi Renzi. Amen.)