Chi lavora per Salvini (2)

massa

Non faremmo blog se non fossimo un po’ narcisi, e l”io l’avevo detto” è un classico del genere. Vi riposto un pezzo di una ventina di giorni fa. Era chiaro dai primi passi della campagna elettorale che Salvini voleva diventarne protagonista in piazza, prendendosi insulti e pomodori in qualunque angolo d’Italia. Una strategia semplice ed efficace, suggellata dal parallelo onanismo mediatico dei brontosauri della sinistra. Nel post avrei potuto aggiungere quello che già sapevo sarebbe successo (narcisismo al cubo…) sulla stampa. Invece di scoprire il gioco di Salvini e dei suoi complici di centri sociali e dintorni e di invitare l’uno e gli altri a comportarsi con un minimo di serietà, si sarebbero lanciati alti lai sul sacrosanto diritto alla parola di Salvini, ci si sarebbe chiesti perché gli intellettuali stanno zitti, e che in fondo questo accade perché tutti pensano che sia Salvini a sbagliare, che le sue tesi sono eccessive etc… insomma tutta la paccottiglia di banalità paternalistiche e pelose che esattamente in queste ore l’informazione nazionale ci sta propinando. E mo’ vedete che vi dico. Magari non succede perché il ragazzo (Salvini) è furbo ma non lo vedo con le stimmate dell’eroe. Però… dai pomodori siamo passati al sasso schivato, e alla fine della campagna elettorale mancano ancora due settimane… 

Basta vederlo mentre si fa fotografare sorridente con in mano il pomodoro che gli hanno appena lanciato, o mentre sale trionfante su un predellino e riprende i contestatori di turno. Salvini sta costruendo la sua campagna elettorale sulle proteste e gli incidenti. Organizza e – innanzitutto – annuncia visite a campi rom (in vista della chiusura cruenta che auspica), fa comizi nei paraggi dei centri sociali di ogni città per facilitare le loro mobilitazioni, ieri a Porto Recanati è andato letteralmente in cerca di un hotel multietnico, giusto per farsi respingere. Sempre accompagnato da solerti funzionari di polizia, e naturalmente a favore di telecamere e taccuini. Realizzato l’obiettivo della contestazione, conclude in gloria ogni iniziativa dichiarando solennemente: “Io volevo solo dialogare, sono loro gli intolleranti, tornerò”. Visibilità totale garantita. E pure voti. Chi non sopportava Salvini continua a non sopportarlo. Ma i supporters si gasano, gli elettori della zona grigia si interessano al soggetto, e alle prossime regionali lo voteranno, in assenza – a destra – di opzioni alternative. Fin qui tutto normale, tutto chiaro per chiunque ne capisca un po’ (tranquilli, non parlo dei media lobotomizzati, che lo inseguono come cagnolini scodinzolanti). Bravo Salvini.

Il punto che mi incuriosisce è un altro. Ma come è possibile che tutti – dico tutti – facciano il suo gioco? Passi per i centri sociali, che in fondo hanno lo stesso problema di visibilità di Salvini e vi si specchiano, condividendone la confusa cultura di base, conflittuale e rancorosa. Passi pure per gli immigrati,  forse gli unici a credere ancora che nella grande piazza Italia non si combatte per un’inquadratura ma per obiettivi sociali e civili. Ma sconcerta che la banale operazione mediatica non sia stata compresa da sindacati e Pd, che ieri nelle Marche – leggiamo – hanno manifestato compatti contro Salvini. Contribuendo così ad accrescerne popolarità e consenso. Che stupidi.

(Conclusione un po’ nostalgica, per una volta consentitemela: all’epoca, se l’ultimo dei funzionari di partito fosse caduto in un tranello del genere, sarebbe stato destituito il giorno dopo).