Week end all’Expo

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La fieraLe fiere, tutte le fiere, hanno fatto il loro tempo. Compresa l’Expo Universale, che aveva senso quando il mondo ci era sconosciuto. Oggi i padiglioni del Qatar o del Turkmenistan non fanno altro che rimandarci su grandissimi schermi ciò che vediamo quotidianamente su National Geographic. (Così è tutta Expo: bellissime maxi-immagini delle nazioni presenti confezionate dentro scatoloni la cui cifra dominante è la pacchiana bizzarria architettonica). E gli spaghetti di riso che ho mangiato dalle parti del padiglione cinese erano buoni ma non paragonabili a quelli che mangio da Green T, miglior cinese di Roma e d’Italia. Detto questo, la gente accorre, i numeri girano, e va bene così. Non sarà grazie a Expo che l’Italia risorgerà. Abbiamo fatto bene a farla per non farci ridere dietro. E’ pure partita, e non era scontato, con i guai che abbiamo. 

I media – Il 2 maggio non escono i giornali, i black bloc non sono riusciti a conquistarsi i titoli. I volontari accorsi a ripulire le vie della città dopo i vandalismi hanno messo le cose a posto, e oggi i giornali possono grondare orgoglio per la mobilitazione civica, mettendo in secondo piano lo sdegno per i facinorosi e le dovute cronache per il buon esordio dell’Expo. La realtà ha risolto un problema all’informazione. Il Fatto se ne frega, e continua a spulciare nel backstage della fiera, fotografando rifiuti, spazi chiusi, piccole incurie varie e titolando sulla placca metallica di un metro quadro caduta nel padiglione turco (oddio, il titolo è “Crolla un pezzo di padiglione”: uno si fa un’idea diversa…). Ai due volenterosi ma inefficaci cronisti del malmostoso quotidiano do una notizia in esclusiva. Nel giorno dell’inaugurazione, verso le ore 17, presenti a poca distanza il ministro Martina, Giovanna Melandri e tanta bella gente, anche nel Palazzo Italia si è staccata una placca dal soffitto. Nessuno si è fatto male, un signore l’ha raccolta e adagiata in un angolo, e tutto è proseguito tranquillamente. Il Fatto avrebbe potuto farci l’apertura.

La politica – Come sempre, il marketing politico di Expo ha un solo vincitore, non me ne fate dire il nome. Esporrà il baraccone come suo fiore all’occhiello per un po’ di tempo. “Oggi comincia il domani” è anche un ottimo slogan, purché – oltre che sbatterlo gioiosamente in faccia agli attoniti Prodi e D’Alema – lo utilizzi subito per cambiare la pubblica amministrazione, la giustizia, la scuola, il fisco.