“La colpa è della società”

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Il buon Michele Brambilla, sulla Stampa, dice: “Bisogna essere vecchi per ricordare la città così sotto scacco: piazza Fontana, o la banda Cavallero. Vuol dire andare indietro al 1969 e al 1967”. E dimentica di ricordare le Cinque Giornate (1848), che pure dovettero essere momenti difficili per Milano.

Sul Fatto, Travaglio – con la misura che gli è propria – coopta senza mediazioni Giardiello tra quelli che comandano: “Da dove nasce l’ossessione contro i magistrati, i pentiti, i testimoni e le intercettazioni, che ha prodotto una raffica di leggi per smantellare i più preziosi strumenti di indagine e di raccolta delle prove, se non dall’ansia di una classe dirigente ad altissimo tasso criminale di liberarsi del controllo di legalità per delinquere indisturbata?”.

Ma è Gad Lerner su Repubblica a dare il meglio, il giorno dopo. Dispiaciuto perché “aspettavamo il terrorista islamico”, affranto perché quello di Milano non è neppure “un episodio di sociopatia da disagio metropolitano”, ce ne mette un po’, ma alla fine trova la chiave giusta. Giardiello viene direttamente da Il capitale umano di Virzì. E’ un arrampicatore sociale, uno che sognava la bella vita, aveva a modello la Milano da bere. Per questo truffava,  per questo ha ucciso. Amen. Miscelando come sempre Craxi e Berlusconi, la sinistra politicamente correttissima individua il Mostro che è in Giardiello e passa oltre.

Banale letteratura giornalistica, speculazione politica, sociologismi d’accatto. Il giorno dopo la stampa italiana usa i cliché più stantii per lisciare il pelo al proprio pubblico stanco, partigiano (e decrescente).

Nessuno che dica la più semplice delle verità. Ieri un uomo disperato ha tirato fuori il peggio che ognuno di noi ha dentro: risentimenti, pulsioni vendicative, odii nascosti. Un altro uomo ha fatto male il suo lavoro, non controllando a dovere un ingresso del tribunale. Può succedere. Spiace dirlo, ma è così.

“La colpa è della società”, dicevamo sciaguratamente da giovani. Sbagliando tutto. Perché non c’è società. Ci sono solo esseri umani deboli, imperfetti, fallibili. E quando ci sono colpe, è bene che siano gli individui a pagare, per i crimini commessi o per il posto che occupano. (Anche per le cazzate che si scrivono, mi verrebbe da dire, ma questo è un altro discorso).