Quante madri di quante battaglie

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Sorgi ha ragione. Lo scontro sarà serio, ed effettivamente può decidere del governo e della legislatura. Ma quante madri di quante battaglie abbiamo visto in questo anno e un mese, dal 22 febbraio 2014? Il primo voto sull’Italicum ci fu alla Camera venti giorni dopo l’insediamento del governo, e le polemiche furono feroci. Il 26 marzo 2014 il ddl Del Rio sul superamento delle province passò con il primo dei 30 (al momento) voti di fiducia grazie ai quali il governo ha finora arginato resistenze e imboscate. Da allora, dal decreto IRPEF alla legge sulla competitività, dal decreto PA alla riforma costituzionale, dallo Sblocca Italia al ddl sul lavoro, dalla legge di stabilità alla riforma elettorale, in Parlamento si sono consumate prove di forza e sceneggiate, le maggioranze si sono alternate come in una continua quadriglia, gli editoriali su “che cosa c’è dietro l’angolo” si sono sprecati. Sempre con quel sottofondo melodrammatico che fa tanto Italia. Se non madri, parenti stretti di battaglie decisive. Infine, la genitrice legittima doveva palesarsi, a giudizio di tutti gli assetati di sangue, con l’elezione del Presidente della Repubblica. Invece, nell’occasione, sono mancate all’appello insieme, battaglia e madre. Non è escluso che anche questa volta non si faranno vive. Ancora una volta, dalle aule parlamentari salirà – sommesso ma inconfondibile – l’appello: “Mamma, lascia stare. Tengo famiglia”.