Ancora su Carditello

CarditelloSul Corriere del Mezzogiorno di oggi c’è questo mio pezzo su Carditello. 

Caro direttore,

il real sito di Carditello “potrebbe” essere affidato a Libera, cui “potrebbero” essere affiancate le associazioni. “Sarebbe” l’idea più forte, dice Tommaso Montanari sul Corriere del Mezzogiorno di ieri. Dimostrando, con i suoi condizionali, la fondatezza delle mie obiezioni all’acquisto del sito da parte dello Stato.

Il punto è, caro Montanari, che ai governanti l’uso del condizionale è (“dovrebbe” essere…) inibito. Nel momento stesso in cui prendono soldi dalle tasche dei cittadini, hanno il dovere di dire, con precisione, cosa ne faranno, come li utilizzeranno e per quale scopo. Senza condizionali.

Così, se un governante si innamora di Carditello e ne decide il recupero, deve chiedersi tassativamente, e in quest’ordine:

1) cosa dovrà diventare il bene. Una “grande tenuta agricola produttiva”, come propone il privato cittadino Montanari? Nulla in contrario, ma 2) la tenuta agricola è la scelta giusta, nel contesto dato, di ambiente e di mercato? Magari sì: ovviamente vanno fatte proiezioni, studi e valutazioni dei benchmark, prima di imbarcarsi in un consistente investimento. E ancora: 3) questa “tenuta agricola produttiva” farà mozzarelle e pomodori di Stato o sarà gestita imprenditorialmente? Prendo per buona l’idea del privato cittadino: affidiamo a Libera e alle associazioni la gestione del sito (spero senza ulteriori costi per lo Stato, è così?). Come accadrà tutto ciò? Con una concessione, in usufrutto, senza mettere a gara l’uso di un bene pubblico? Problemi da affrontare e risolvere. 4) Detto della terra, veniamo alla reggia. Va ristrutturata. Ci vuole un progetto, naturalmente coerente, dal punto di vista architettonico, con la sua destinazione d’uso. Andrà fatta una gara, con relativi tempi e costi; andranno esaminati i progetti, con relativi tempi e costi. 5) Chi pagherà la ristrutturazione? Non credo Libera, non sarebbe neppure giusto. Lo Stato, quindi. E sono soldi. Molti, moltissimi, se i lavori vogliamo farli nel modo giusto, adeguati al valore della reggia. Anche se il sito ospiterà mucche e friarielli. 6) Infine – ultima e decisiva domanda – chi garantisce i contribuenti che l’impresa andrà a buon fine, e che i nostri figli non dovranno accollarsi, oltre all’immane resto, anche il debito delle mucche di Carditello?

Naturalmente questa garanzia non ce la dà nessuno. Ma, se i punti dall’1 al 5 sono stati esaminati (e non risulta) per bene, a questo punto il nostro governante può assumere in coscienza il rischio, e spendere 11 milioni (degli italiani) per comprare Carditello. Milioni che sono spiccioli – come abbiamo visto – di fronte al resto dei denari che ci vorranno per fare rivivere e funzionare il sito reale, con tanto di stucchi, pascoli e coltivazioni.

E comunque ci deve pensare moltissimo, perché il nostro non è il sindaco del real sito di Carditello, ma – fermandoci alla sola Campania – è responsabile di Pompei ed Ercolano, del centro storico di Napoli e della reggia di Caserta, di Capodimonte e di palazzo Reale, di San Martino, del San Carlo, dell’Archivio di Stato e di altre cento meraviglie che versano prevalentemente nel degrado e nell’abbandono. Con i pochissimi soldi che ha a disposizione, il povero governante deve fare delle scelte. Individuando priorità, selezionando, valutando la gravità delle emergenze, le compatibilità di budget. Attività seccanti, poco gratificanti, ma che segnano la differenza tra un moderno, efficace ed efficiente politico e un privato cittadino.

PS. A meno che il nostro governante non prenda a modello proprio i suoi lontani, regnanti predecessori, quelli che ci hanno lasciato le “meraviglie a metà” che ci circondano. Come Carlo III di Borbone, che progettò il più grande e monumentale edificio d’Europa, noto come Albergo dei Poveri, lasciando l’opera incompleta perché i soldi finirono, e dedicandosi nel frattempo ad altri divertissements. (E Palazzo Fuga è ancora lì, splendido e diroccato, e succhia da decenni soldi nostri per lavori inutili e costosi, perché nei secoli – e ancora al momento – nessun governante ha deciso che uso farne. Non è così, ministro Bray?).