Bray, Pajetta, Togliatti e Stella

Carditello“Capo, abbiamo preso la Prefettura di Milano!”. “Bene, e ora che ve ne fate?”. La fulminante risposta di Togliatti all’entusiasta Pajetta andrebbe ricordata a Gian Antonio Stella, che sul Corriere di stamattina dedica un panegirico all’acquisto della reggia di Carditello da parte dello Stato, nella persona del ministro Bray.

Bene. E ora che lo Stato ha comprato per due soldi la reggia cadente, dopo molte aste andate deserte, che cosa ne farà? Una “fonte di ricchezza turistica”, magari “un centro di eccellenza dell’agricoltura”, dice Stella. Avrebbe potuto anche dire un museo delle tradizioni contadine o un centro di cultura multimediale o un laboratorio dell’artigianato di qualità o il luogo di accoglienza e di integrazione delle culture del Mediterraneo o del Sahel o perché no delle religioni monoteiste o delle tradizioni musicali teatrali culinarie del territorio. Che non può mai mancare, il territorio. E sempre – il tutto – con formazione anticamorra annessa. Così, a piacere. Come si è detto per decenni, buttando parole, progetti e moltissimi soldi nell’Albergo dei Poveri, nella Reggia del Quisisana, nelle ville del Miglio d’Oro, nella Reggia di Portici, nella Casina del Fusaro, e via elencando. Facciano insieme un bel tour nella Campania dei beni culturali, Stella e Bray, e vadano a vedere in che condizioni sono questi luoghi. Facciano due conti, e scopriranno che di soldi dei Fondi europei ne sono stati spesi in quantità abissali, e che ora questi luoghi sono nel migliore dei casi desertificati, molto spesso vandalizzati. Dopo ristrutturazioni costosissime, fatte senza prevedere destinazioni d’uso sensate, mai legate a progetti di marketing – mo’ ce vo’ – del territorio.

Insomma, quello che Stella e Bray non sanno, non capiscono (o forse fanno finta di non sapere) è che il tema della proprietà dell’enorme quantità di beni culturali esistenti nel Mezzogiorno e in Campania è l’ultimo dei problemi. E che quello della terribile camorra che incombe sugli appalti eccetera è solo il penultimo. Il primo, fondamentale problema è che nessuno sa cosa fare di questi beni, nessuno si sforza di capire come questi beni vanno messi a reddito. Perché tu puoi investire una valanga di soldi per ristrutturarli (e la ristrutturazione di Carditello distrutta costerà – meglio, costerebbe, perché non si farà mai – due occhi della testa), ma prima di tutto devi sapere cosa farne e perché, come gestirli, e come evitare che dopo un paio d’anni di allegra gestione pubblica, con tanto di società ad hoc, consiglieri di amministrazione, presidenti e consulenti vari, arrivi il giornalista anticasta di turno e ti dica: “Ma guarda in che condizioni versa questa meraviglia della reggia di Carditello. Lo Stato l’ha comprata e non sa che cosa farne”. Che poi – siatene certi – questo giornalista sarà sempre lui: il nostro benamato GAS.