Consigli non richiesti/2

RenziIl clamoroso incidente sugli scatti di anzianità degli insegnanti è solo l’ultimo dei pasticci combinati da un governo che non ha né prospettiva né maggioranza politica né leadership né idee né programmi né personale all’altezza, e sta in piedi solo perché – per contingenze varie – non può essere subito accomodato alla porta. E senza alcun rimpianto.

Ora, non mi interessa qui entrare nel merito della vicenda – su cui pure ci sarebbe molto da dire – quanto piuttosto cercare di capire, a partire da essa, in quali difficoltà – comunicative e di sostanza – naviga il nuovo e decisivo attuale protagonista della politica italiana. Insomma, il giovanotto di Firenze.

Ieri Renzi, con la sua abituale veemenza, ha dichiarato che bisogna “rimediare alla figuraccia” degli insegnanti. E così in queste ore il governo pare stia correndo ai ripari, mentre due inconcludenti ministri (Saccomanni e Carrozza) e vari uffici e burocrati si rimpallano simpaticamente la responsabilità dell’accaduto.

E’ probabile quindi che si farà marcia indietro: il maltolto verrà restituito, rientreranno le minacce di scioperi, i giornali archivieranno il caso come uno dei tanti pasticci, ai quali ormai siamo tutti tristemente assuefatti. E non è escluso che Renzi dirà: “E’ una nostra vittoria, abbiamo evitato che ancora una volta a pagare fossero i poveri insegnanti bla bla bla”.

Ecco: se Renzi la farà, una dichiarazione del genere, sarà sbagliata. Perché al nuovo segretario del Pd non si chiede di mettere toppe, di riparare ai danni altrui per poi vantarsene, ma di mettere in scena un’altra storia. E non dal giorno in cui andrà al governo (che non sappiamo quando, e se, arriverà), ma da subito.

Il giovane Renzi dovrebbe invece dire un’altra cosa, la seguente: “Immediato accertamento (alcune ore, non ci vuole una commissione d’indagine) della verità e a casa chi ha sbagliato”. Un ministro, un sottosegretario, un dirigente generale, un burocrate qualunque, un usciere. Purché da questa vicenda (e da quelle che seguiranno, perché altre ne seguiranno, questo è certo) si esca con qualche scalpo.

Per dirla in altre parole. La giovane e finora gloriosa storia di Matteuccio è nata e cresciuta quando, lui da solo, si è creato dei nemici, li ha messi nel mirino e poi li ha sbaragliati. Ora è cominciata la controffensiva di vecchi e nuovi nemici, e lui rischia di rimanere sulla difensiva, stretto nell’ambiguità del suo nuovo status: capo del principale partito di governo, playmaker della partita delle eterne riforme da fare, depositario di tre milioni di voti e di ancora più larghe aspirazioni ad un cambiamento radicale. Se non vuole essere sopraffatto dal peso di un mandato troppo ampio e contraddittorio, deve ricominciare subito ad individuare nemici e a schiacciarli, si tratti pure dell’ultima delle mezzemaniche ministeriali. E’ una dura, non aggirabile legge della politica e della comunicazione.