Il ritorno di S. Antonio

Bassolino

Non sanno che pesci prendere i napoletani servi, forcaioli e vigliacchi (grosso modo i napoletani tutti), di fronte all’assoluzione di Bassolino nel processo-rifiuti. Servi: inginocchiati per anni al suo cospetto, sveltissimi a santificare un uomo che cercava con volontà di ferro e scarsa cultura di governo di mettere mano a guai secolari, ancora più lesti ad intascare prebende e posti nei Cda senza accrescere di un briciolo il cervello sociale della città. Forcaioli: prontissimi a scagliarsi contro di lui quando i magistrati hanno deciso che il vento doveva girare trasformando il santo in capro espiatorio, e loro hanno potuto scatenarsi in campagne elettorali, di stampa e urla di strada contro il principio di ogni male, che doveva nascondersi con cappellino e occhiali da sole anche quando andava a correre a via Posillipo. Vigliacchi: sempre, prima e dopo, come è nella loro natura. Mai equilibrati, misurati, razionalmente critici (innanzitutto nei confronti di se stessi), ma solo a cavallo dell’onda, conformisti, incapaci di far girare il proprio cervello in autonomia e libertà. Sempre a schiena curva.

Oggi questi napoletani si aggirano smarriti nelle gazzette cittadine e nei caffè del centro, e non sanno che dire. Dopo Bassolino la città è andata a picco, e con De Magistris ha raggiunto (forse) il fondo. Oggi non c’è una persona perbene e con la testa sulle spalle che voglia prendersi la rogna di andare a governare questa lingua di terra decomposta che si chiama Napoli. Mentre lui, Bassolino, da qualche tempo riappare in scena, inevitabilmente. E’ l’unico politico cittadino degno di questo nome. Paziente, tenace, forte come una roccia. Capace di vedere le cose nel loro contesto. Moderatamente autocritico nella forma, cocciutamente autoapologetico nella sostanza. Così torna a fare capolino nei salotti cittadini, scrive il suo libro (meglio di tanti altri libercoli di politici), e l’altra settimana viene omaggiato al San Carlo da mezza città che già annusava, magari sapeva dell’incipiente assoluzione. E, per le voci di dentro, è già il prossimo candidato sindaco.

Ed è qui che dovete fottervi, miei cari concittadini. Se avete esultato all’epoca per l’iniziativa dei magistrati, dicendo: “Ecco, finalmente Bassolino è finito”, puntando tutte le vostre miserrime fiches sulla gogna mediatico-giudiziaria, allora adesso vi riprendete Bassolino, lo rifate sindaco e tacete per sempre. Perché se la magistratura è buona quando accusa, mette in galera e sbatte i mostri in prima pagina, a maggior ragione è buona quando approfondisce, processa e assolve. E se Bassolino doveva andare via per ragioni giudiziarie, ora che la giustizia lo riabilita può tranquillamente tornare. E voi zitti.

Se invece, per caso, vi venisse voglia di riflettere seriamente su questa e mille altre vicende italiche, potreste/dovreste trarre qualche  altra conclusione:

1) principale nemica delle istituzioni e della convivenza civile, a Napoli e in Italia, è la magistratura, che da venti anni tiene sotto scacco il potere politico, senza alcuna legittimazione democratica e contando unicamente sull’impunità di casta e su un potere ricattatorio esercitato quotidianamente (cfr la vicenda Cancellieri di queste ore);

2) un politico deve sottostare al giudizio degli elettori, non al potere mediatico-giudiziario. Aggiungo: più questo non avviene, più sono i magistrati a fare il bello è cattivo tempo, più diventa impossibile un giudizio equanime ed equilibrato sull’operato del politico;

3) i cittadini devono saper giudicare un politico o un amministratore sulla base del suo operato, senza farsi influenzare da altro, senza gioire per le disgrazie altrui, senza lamentarsi autoassolvendosi, essendo sempre, ad un tempo, esigenti e generosi, severi e comprensivi.

Ma, perché questo accada, ci vorrebbe – appunto – una società civile. Che non c’è,  a Napoli e nell’Italia che si napoletanizza giorno dopo giorno.