Un vecchio diario (17)

Prodi è presidente della commissione europea. Grande risultato di D’Alema, architetto geniale, devo confessare. Prodi in Europa è la svolta: non c’è più il convitato di pietra della politica italiana, l’Asinello è politicamente morto, Veltroni non ha più sponde, il governo D’Alema non ha alternative.

D’Alema porta a casa un ottimo risultato sull’Agenda 2000. Nel frattempo  scoppia  la  guerra,  e venerdì  il  governo ottiene la fiducia alla Camera e al Senato tra mille casini. Abbiamo una notevole sfiga, però ce la battiamo bene. Ora è sabato mattina e stiamo progettando un’offensiva di pace. Si parlerà con Clinton, successivamente con i membri del gruppo di contatto, e si cercherà di chiedere per la prossima settimana di Pasqua la sospensione dei bombardamenti e la ripresa dei negoziati.

Ha parlato con Clinton, gli ha spiegato per un quarto d’ora la linea e Clinton gli ha detto: “Bene, ci penseremo”. Le stesse cose che gli aveva detto in America. Nel frattempo chiamava anche Solana. Siamo abbastanza al centro della vicenda, pur essendo un paese di scarso rilievo, obiettivamente.

Nel fine settimana D’Alema lavora molto per riallacciare i fili di una trattativa. Noi maturiamo l’idea che sia necessario un messaggio alla nazione. Forse ci sarà martedì  30. Io penso che la linea del governo sia giusta. Lo conferma anche Weber che ci dà sondaggi più confortanti.

La giornata di martedì se ne va tra il tentativo di produrre un appello per i kosovari con Bobbio, Magris e Scalfari, la destinazione e l’uso dei fondi e la preparazione del discorso della sera, che poi va benissimo. Cuperlo prepara un discorsone, lui elimina tutto e prende due appunti. Prima vuole registrare, poi si convince a parlare in diretta, soprattutto perché non arrivano notizie di Primakov, e quando arrivano sono brutte. Poi alle 19.40 chiama Clinton, lui lo convince a intensificare gli attacchi senza parlare di fase 3… la sostanza è che arriva trafelato su alle 20 e il discorso è a zero. Si concentra un po’ e alla fine va tutto bene. Siparietti: Ornella che si presenta con dei trucchi fuxia e viola e lui chiede: “Ma chi ti ha detto che mi devo truccare?”…

La mattina dopo i giornali sono buoni, ma Cascella arriva e mi rompe i coglioni per un pezzo di Minzolini in cui si parla della telefonata con Clinton, dicendo che D’Alema ha cambiato il discorso. Che faccio? Subito mi incazzo, poi pensandoci a freddo (?) decido di non parlare più con i giornali, così non mi si romperà più le palle. Lo comunicherò agli interessati, così vediamo come saranno i giornali prossimamente.

Pasqua a Capri, D’Alema in Albania, la guerra continua, le cose per il governo vanno bene grazie alla guerra. Non sappiamo cosa succederà se la guerra continuerà, ma Milosevic si sta attirando molte antipatie per via dei profughi e le bombe intelligenti forse cominciano a fare effetto. La visita di D’Alema ha avuto ottima stampa, persino il Giornale e il Tempo gli ha fatto un editoriale a favore. Chiamano Lerner, Vespa, Borrelli che lo vogliono in Tv. Minniti orienta il Vaticano, manda a dire le cose da dire e loro (il Papa) le dicono. Il Papa addirittura sostiene la Missione Arcobaleno che in fondo io ho avviato dopo un input di D’Alema. Mi disse: “Bisogna fare qualcosa, trovare un nome” e io ho fatto il resto. Il nome lo ha trovato Minniti, poi Latorre gli ha detto che a D’Alema gli avevano detto che ero stato io a trovarlo e lui si è incazzato. Poi abbiamo individuato Marco Vitale come commissario (lo ha proposto Rossi) e D’Alema si è incazzato perché la Cgil era contro di lui a Gioia Tauro. Fatto sta che la Missione, con l’appello di Bobbio, Montanelli e Scalfari, sta avendo un grande successo. (17. continua)