Un vecchio diario (6)

Giorni grigi: si cerca di realizzare il patto del lavoro (siamo al 14 dicembre), si lavora per districare l’affare Mose, l’affare Ocalan, l’affare scuola, l’affare 513, ma non ci schiodiamo. Il governo lavora benino, conquista una faticosa sufficienza, ma non va oltre. Il massimo sforzo per il minimo risultato.

Colaninno ha prima chiesto un appuntamento tramite Bersani, e poi ha visto D’Alema lunedì 14, sempre insieme a Bersani. Ha detto di aver ricevuto credito da un pool di banche americane per 40 miliardi di dollari. Con questi soldi lancerà un’Opa per l’acquisto del 25% di Telecom, pagano le azioni il 30% in più. Poi venderanno Tim (dove vogliono spedire Bernabé) magari ad Agnelli, acquisendo il controllo totalitario, venderanno Omnitel a Bendelsmann (un italiano – tipo Caltagirone – potrebbe prendere il 10%), e si candideranno per il 4° gestore della telefonia, utilizzando le ultime tecnologie (telefonino satellitare, etc…). Colaninno lavora con un gruppo di imprenditori del Nord-Est.

Sto affrontando la questione Verderame, che deve essere avvicendato e spedito a Budapest.  Vattani lo odia, io sto cercando di condurre le cose in maniera soffice. Non so come finirà, ora Verderame ha visto anche D’Alema. Mi pare buono l’esito: andrà via con soddisfazione di tutti.

Si cerca di correggere la legge sulle Fondazioni, dando a questi istituti un carattere meno chiuso e imponendogli di funzionare come Enti non profit, con finalità sociali e non economiche.

Si cerca un accordo sul Mose, il sistema di dighe per Venezia. Gli ambientalisti sono naturalmente contrari, Minniti ha convocato la Melandri, Ronchi e Cacciari per discuterne. Vediamo. Pare che poi la riunione sia andata bene. Minniti ha individuato una strada, sostiene.

L’agenzia per il Mezzogiorno è fatta. Abbiamo concordato con Minniti e Rossi una procedura da seguire per i vertici. Bisogna dare ad intendere che non se ne parlerà prima del 20 gennaio, ma in realtà contiamo di concludere entro il 7-8. Forse qualche giorno dopo, mi dice la mattina del 15 Rossi.

Bargone il 15 mi spiega la faccenda Forleo. La ricostruzione mi pare attendibile. Come si spiega che un questore con quelle caratteristiche, con collaboratori trasferiti a Nuoro e dintorni, abbia fatto quella carriera fulminante (Brindisi, Firenze, Milano)? È evidente che godeva di protezioni politiche, ed è quindi comprensibile che Bargone abbia avuto di che dire. Lasciamo perdere i particolari imbarazzanti che mi descrive Latorre (Forleo voleva omissis). Per questi motivi tra i due non correva e non corre buon sangue, anche se, come mi  dice Calvi, Forleo continua a parlare bene di Bargone dalle patrie galere. Su Rollo Bargone dice che è un perseguitato, che non trovano capi di imputazione e che lui non tradisce un amico. (6. continua)