Dilemmi morali

Il portellone sta per chiudersi, ma il  tentativo estremo va fatto: la prossima nave parte alle 15. “Scusi, ho fatto tardi. Non è che posso fare il biglietto a bordo?”. “Saglite, po’ verimmo. Ma costa ‘e cchiu'”. ” Di più quanto?”. “Poi parlate con il mio collega”. “Sì, ma mi scusi…”. “Sbrigatevi, che dobbiamo partire… rapido”. Salgo o non salgo? Salgo.

Parcheggio l’auto, vado su, mi siedo. Tracanno un’acqua minerale, ancora boccheggiante. La principessa assiste, paziente e pietosa. L’uomo del bar la guarda e fa: “Il cane non può stare qua. E’ vietato dalla legge”. “Ha ragione, mi scusi, la porto fuori”.  “Lasciatela, se vere che è bbuona”. La porto fuori o la tengo dove non può stare? Nau resta dentro.

A un certo punto arriva il “collega”. “Tenete un biglietto? “. “No, come dicevo al suo collega, non ho fatto in tempo…”. “Sì, sì,  dico un biglietto. Anche vecchio…”. “Come vecchio, non so…”. “Iate a vere’ int’ ‘a machina. Il cane lasciatelo qua, tant’ chill’ nun se move”. Vado a vedere. In effetti nell’auto (che non è mia, è presa in prestito) ce ne sono, di biglietti. Scaduti, vecchi, e anche di un’altra tratta. Glieli porto o no? Glieli porto. 

“Seguitemi nella cabina”. Accessi riservati all’equipaggio, tre porte si chiudono alle mie spalle. “Siete residente?”. “No, sa, l’auto non è mia…”. “Aeh, allora è un casino, dovete pagare un sacco di soldi”, borbotta mentre compulsa tabelle appese al muro. “L’auto, non siete residente, il cane, il sovrapprezzo…”. Io taccio, in attesa del verdetto. “Avete capito, sono un sacco di soldi…”. Silenzio. “Va be’, facciamo così. Datemi 20 euro e non ne parliamo più”. Gli do’ i  20 euro o faccio un casino e chiedo di pagare quello che devo?