Democracy in the Sky

Mio figlio si mette a ridere quando gli dico che, da giovani, ci precettavano di prima mattina. “Uaglio’, alle 7 al seggio. Non si sa mai…”, ammoniva il compagno Rubino. “Scusa, in che senso?”. “Qualunque cosa: te vene ‘na cosa, vai sott’ a ‘na machina…” E poi – i tempi non prevedevano proiezioni ed exit-poll – teneva banco l’argomento del sott’ e ‘ncopp. “Perché, quando rovesciano l’urna, i voti nostri escono per primi”. “E allora, che cambia?”. “Uaglio’, nun discutere. Fai quello che dice il partito”.

Caduti in prescrizione i comandi del compagno Rubino, stamattina mi presento comunque in via Toledo 106 alle 8.10, ma per i seguenti, prioritari motivi: 1) in vecchiaia mi sveglio con le galline; 2) la domenica devo portare giù Nausica; 3) prima di votare, ho da dipanare la aggrovigliata matassa della legittimità del mio voto (cfr. “La preprimaria del Primario”). Vicenda di cui un po’ mi vergogno, e che voglio tuttalpiù discutere pacatamente, pronto ad abbandonare la scena se in nessuno dei mille commi dei mille regolamenti delle primarie è previsto che possa votare uno che ha la residenza da una parte, la tessera elettorale da un’altra, e due indirizzi diversi su carta d’identità e patente. Il tutto con discrezione.

Discrezione. Nella città deserta, in un palazzo col portoncino socchiuso, la sede del Pd, aperta e silenziosa, mi accoglie con l’occhio di Sky. La telecamera mi si piazza sulla faccia appena varco la soglia della sala dove tornerò a fare il mio dovere dopo un decennio. Neanche il tempo di chiedere se potrò votare (“Tutto risolto, Velardi, te l’avevamo detto. Sei già registrato”), e subito Francesco il renziano è pronto con la scheda, il composto Presidente (“Claudio, attenzione, è cozzoliniano…) mi sottopone il grande quaderno dei votanti per la prima firma, l’appello del centrosinistra per la seconda, la carta di intenti per altre tre (o forse tre sull’appello e una sulla carta). La mia timida obiezione sull’adesione a scatola chiusa al centrosinistra, anche nel caso il risultato non sia di mio gradimento, non viene presa in considerazione. “Devi firmare, altrimenti niente”, che suona anche: “Ringrazia a Dio che te facimme vuta’, per come stai combinato co sti documenti…”.

Nel frattempo Sky segue ogni fase del mio ormai eccitato voto. Ripeto le sequenze su richiesta del cameraman. Nausica è riluttante (lei continua ad astenersi dal voto) ma si presta al gioco. Quando infilo la scheda nell’urna a favore di camera mi sento un eroe popolare. La democrazia festeggia in Tv il ritorno al voto di di un astensionista. E dopo di me c’è un vecchio compagno che ha portato pure le paste.

PS. Ora, chi crederà mai che non sono stato io, con il mio sfrenato narcisismo, a dare appuntamento a Sky a via Toledo 106, alle 8 di mattina di una domenica di novembre?