Ultima chiamata

Sto per farvi un discorso delirante, me lo dico da solo. Ma se fossi Matteo Renzi, da qui al 25 novembre direi qualcosa del genere:

“Voglio cambiare la sinistra per cambiare l’Italia. Perché se non cambia la sinistra, l’Italia non può cambiare. Perché la sinistra ha contribuito a fare l’Italia che ci ritroviamo davanti oggi. Nel bene e nel male.

Il cambiamento non possono realizzarlo gli attuali dirigenti della sinistra, uomini e donne che vengono da storie politiche appartenenti al secolo passato. Sono persone che hanno dato molto all’Italia in momenti difficili, hanno garantito la tenuta democratica e dei conti pubblici, ma oggi sono arrivati al traguardo. Non hanno più energie da spendere né idee nuove. Per questo devono tutti essere avvicendati. Una nuova generazione politica con nuove idee: questo serve alla sinistra. E se tutto questo si chiama rottamazione, chiamatela pure rottamazione.

Qualcuno mi dice: perché vuoi cambiare la sinistra? Con le tue idee nuove vattene a destra, e lasciaci in pace. No, perché è la sinistra il luogo del cambiamento. La sinistra è nata per cambiare il mondo. E ci è anche riuscita. Perché se il mondo è già cambiato, e oggi miliardi di uomini e donne vivono meglio di prima, se tutti utilizziamo straordinarie tecnologie, abbiamo più tempo a disposizione, più possibilità culturali, è perché la sinistra ha combattuto per tutto questo. Insomma, se oggi il mondo è più bello – perché è più bello di prima, ricordatelo sempre – è anche grazie alla sinistra.

Così come sono della sinistra i cambiamenti e le conquiste realizzate in questo pezzo di mondo nello scorso secolo: la tutela dei lavoratori, lo Stato sociale. Ma oggi queste conquiste si possono difendere solo cambiando. Altrimenti deperiscono, fino a presentarsi come piccoli privilegi, protezioni corporative, e non parlano più a tutta la società.

La sinistra non è nata per difendersi, per proteggere, per conservare. E’ nata rivoluzionaria, innovativa, giovane, anticonformista, cosmopolita. Così io la voglio.

Tanto più in Italia, che da anni è un paese spento, immobile. Possiamo dire con onestà che la colpa di tutto ciò sia sempre e solo degli stessi? Di Berlusconi, della Prima Repubblica, dei padroni? Non andiamo in cerca di alibi parlando delle colpe degli altri. Guardiamo invece a quello che noi possiamo fare per rimettere in moto l’Italia, e a come dobbiamo cambiare noi per poter generare un cambiamento più generale.

Mi chiederete: ma con chi la vuoi fare questa politica? Pensi che ci sia tanta gente disposta a fare questo salto, ad abbandonare antiche certezze per nuotare in campo aperto? Io penso di sì. Chiediamoci perché tanti militanti e simpatizzanti della sinistra oggi sono critici, scontenti, delusi. E’ perché i suoi dirigenti non fanno questo discorso di verità, non parlano con il cuore in mano al popolo della sinistra italiana dicendogli che bisogna imboccare un’altra strada, che bisogna sapersi mettere in discussione per potere cambiare. Io penso che un discorso di verità può riscuotere il consenso della maggioranza della sinistra italiana. E che lo stesso discorso possa coinvolgere tanti che hanno votato a destra, perché delusi da una sinistra vecchia e conservatrice.

Il mio programma? Eccolo (…). Proposte chiare, e ampiamente condivisibili, come vedete. Ma il punto non è questo. Tutti sappiamo che cosa ci vuole per fare uscire l’Italia dalla crisi, per ridarle competitività, per farla funzionare come un paese moderno. Il punto è che, per realizzare un programma di cambiamento, oggi bisogna affidare l’Italia ad una nuova classe dirigente, fresca, vogliosa, determinata, ambiziosa.

Le alleanze politiche? Gli italiani che voteranno alle primarie sceglieranno un leader. Che sia competente, affidabile, serio, e che indichi una prospettiva. La prospettiva non può essere solo quella di un governo con l’Udc. Io quel governo lo farò, perché la mia sinistra non può essere alleata della sinistra conservatrice. Ma la mia prospettiva è un’altra, decisamente più ambiziosa. Io voglio cambiare l’Italia. Dare all’Italia una Costituzione adeguata, perché la nostra è bella e nobile, ma va rinnovata per essere all’altezza di una società nuova. Riformare le istituzioni, semplificarle e sburocratizzarle. Fare dell’Italia un paese giovane, che ai giovani dà possibilità e chances per crescere. Per fare tutto questo ci vuole tempo e fatica, anche perché questa rivoluzione la dobbiamo fare uscendo, insieme all’Europa, dalla crisi gravissima in cui versiamo. Ma questa è solo una ragione in più per farla, questa rivoluzione.

Per tutto questo vi chiedo di votarmi”.

Ecco, fossi Renzi farei grosso modo questo discorso. Ossessivamente, senza parlare d’altro. Se invece il giovanotto continua il balbettante tiki taka degli ultimi giorni, capisco i militanti e gli elettori che si rivolgono all’usato sicuro. Il discorso del cambiamento o è potente e inequivoco o non è. Il leader del cambiamento deve essere appassionato, urticante, deve sfidare gli avversari e il suo popolo. Deve lasciare senza fiato. Altrimenti fa (solo) marketing.