Piccolo, ingenuo sogno di mezza estate

1. Tutti in pensione a 67 anni (o anche più tardi), da subito. Un popolo che invecchia in condizioni di libertà, buona salute e benessere – invece di succhiare soldi allo Stato – sceglie di liberare risorse per i suoi figli, continuando a lavorare. Per sentirsi vivo, per dare una mano, per affrontare con gioia il futuro.

2. Un mercato del lavoro totalmente liberalizzato. Possibilità di licenziare, unica condizione perché le aziende possano assumere, dare lavoro ai giovani, e realizzare un nuovo scatto in avanti del sistema industriale.

3. Scioglimento degli ordini professionali e abolizione del valore legale del titolo di studio.

4. Vendita dello sterminato patrimonio pubblico inutilizzato, ceduto agli enti territoriali per destinare risorse ai servizi per i cittadini.

Quattro semplici decisioni per rispondere alle richieste europee, creare le condizioni per un pareggio vero, strutturale, di bilancio e rimettere in moto il Paese.

Per il resto, chissenefrega dell’annunciata abolizione delle Province (quante, come, quando?), dei voli in classe economy, dei pasti scontati di Palazzo Madama. Come non capire che è solo fumo negli occhi, contentino per gli indignati a giorni alterni? A cosa serve il misero miliardo all’anno del contributo di solidarietà, se non a scatenare il sacrosanto odio dei contribuenti onesti? Vi è chiaro che fanno ridere le minacce agli statali sulla produttività e ai commercianti sugli scontrini rilasciati?

Dunque, andate tutti a farvi fottere: governo che non governa, opposizione che balbetta, sindacati e Lega uniti nella difesa dei peggiori corporativismi.

Fine dello sfogo. Torno a mare.