Soltanto Casini sembra avere un po’ di senno

1. Il safari sta per concludersi in carneficina. Dopo quindici anni di caccia grossa, i cacciatori hanno ormai raggiunto e circondato la preda. Intorno, gli sciacalli assetati di sangue si preparano, dal 6 aprile, a fare festa: durerà fino al prossimo safari, con altre prede e – per loro – un nuovo, miserabile banchetto. Il leone, dal canto suo, ha perso ogni lucidità. Negli ultimi giorni si è affidato ad un elefante che prima gli ha consigliato una possibile via d’uscita, poi gliel’ha ostruita con la sua mole barrendo a più non posso, fornendo così (inconsciamente?) un ultimo aiuto ai cacciatori. Nel frattempo il branco ruggisce vanamente a difesa del suo re. Un difesa impotente, fatta di urla minacciose ma disperate. Senza il capo, diventeranno tutti gattini ciechi. Non sono in grado di sostituirlo, nessuno è stato investito dal vecchio stanco, nessuno ha progettato una successione. Che brutta scena. Se non fossimo nella giungla ma – per esempio – in un paese civile, la comunità attaccata – per esempio un partito – si riunirebbe, deciderebbe di sottrarre il suo leader al linciaggio e all’esecuzione, lo proteggerebbe strenuamente dagli assalti con le armi della politica, cercherebbe soluzioni concordate con gli altri, governerebbe il Paese. Ma siamo nella giungla, non si può pretendere.

2. L’intervista di Bersani alla Padania è stata una mossa azzeccata? Se ne può dubitare. Intanto per un motivo generale: non si sa cosa effettivamente pensi il Pd del federalismo. Sul tema che davvero può decidere il futuro della nazione e modificare la natura dello stare insieme degli italiani, l’intero centrosinistra ha avuto, sempre e solo, un atteggiamento tattico, fin da quando – per ingraziarsi la Lega e evitare in extremis (senza riuscirci) il tracollo elettorale del 2001 – il governo Amato fece a colpi di maggioranza la riforma del titolo V della Costituzione: da allora è stato un continuo susseguirsi di posizioni estemporanee e strizzatine d’occhio. Se invece ci fermiamo alla tattica (pur necessaria) e alle mosse politiche, forse sarebbe stato meglio cercarlo in sordina, questo nuovo accordo con Bossi. Bersani si sarebbe risparmiato le comprensibili proteste del suo popolo. E non avrebbe ulteriormente rafforzato la centralità di Bossi, che al momento appare come il vero dominus del sistema.

3. Poi c’è la faccenda della Santa Alleanza, ma in molti non la raccontano giusta. Perché realizzarla in pompa magna, consegnando un colossale argomento di propaganda a Berlusconi, quando invece si può, senza colpo ferire, senza scassare Fli e provocare mal di pancia a sinistra, realizzare l’obiettivo con lo sperimentato strumento della desistenza, perlomeno al Senato, in alcune regioni? E’ quello cui sta lavorando da tempo Casini: l’unico dotato di senno, nella variopinta compagnia antiberlusconiana.