I tre Tenori

Bene, ora veniamo alle conseguenze politiche del casino di questi mesi. Perché stiamo per arrivarci: non è detto che peggiorino la situazione (ma neanche che la migliorino). Ormai l’ostilità politica e personale tra Berlusconi e Fini non può essere ricomposta. Fini prenderà inevitabilmente strade diverse da quelle dell’attuale maggioranza. E sarà costretto dalle cose a costruire nuove alleanze. Perché – a meno che non maturi nell’attuale Parlamento una maggioranza (e un relativo governo) per cambiare la legge elettorale – la rottura del Pdl porterà al voto. E con l’attuale legge, che consegna un cospicuo premio di maggioranza a chi prende la maggioranza relativa dei consensi. Sic stantibus rebus, la vittoria di Berlusconi e Bossi sarebbe certa.

Per questo Fini si metterà in movimento, anzi già lo è. L’evoluzione naturale delle cose porta ad una possibile conclusione. Fini costruirà un’alleanza con Casini e Rutelli, gli altri due comprimari di lusso della politica italiana.

L’aggregazione che nascerà sarà qualcosa di paragonabile al gruppo dei Tre Tenori: seri professionisti del canto (della politica), magari un po’ consumati, ma capaci di prestazioni più che dignitose. E forse anche in grado di riempire uno stadio, cioè di raggiungere una cifra elettorale superiore al 10%. Abbastanza per fare da seconda gamba in un’alleanza di governo.

Naturale interlocutore dei Tenores sarà il Pd di Bersani, se prenderà le distanze in via definitiva da Di Pietro, Travaglio e Grillo. Tra Veltroni che vagheggia una vocazione maggioritaria che lui stesso ha fatto fallire e D’Alema che ancora fa l’occhiolino alla vecchia sinistra, Bersani ha la possibilità di giocarsi con pragmatismo una carta che può dare una ragion d’essere al suo esangue Pd.

Potrebbe nascere così una nuova – forse vera – alleanza di centrosinistra. Moderata, libera da condizionamenti estremisti. Il vero asse di governo della società italiana dai tempi della Dc.