La soluzione finale del problema Pd

Non ho mai amato Romano Prodi. Non mi piace la furbizia maligna che nasconde dietro l’apparente bonomia. Mi infastidisce la distanza boriosa che mette tra sé e il mondo quando viene contraddetto. Lo trovo ipocrita e cattivo, senza anima. Un uomo da passioni fredde, adatto a tutto tranne che ad una leadership politica coinvolgente e moderna. Leadership che infatti non ha mai esercitato, mandando tranquillamente a fondo le compagini che lo avevano incoronato, riuscendo sempre a passare come vittima dei partiti cattivi, in ultima analisi salvando sempre il suo prezioso culo (oltre che salvato spesso dal suo noto “culo”).

Sarà per queste sue caratteristiche che, quando ultimamente interviene nelle vicende interne del Pd, Prodi c’azzecca sempre. Perché è l’unico in grado di prendere tutti a sberle senza pagare dazio. Nessuno lo deve più eleggere o nominare da nessuna parte. Lui non ama, ricambiato, nessuno del gruppo dirigente del Pd: lo odiavano i vecchi democristiani, hanno imparato ad odiarlo i vecchi comunisti. Per di più nessuno di loro può dirgli una parola contro: agli occhi del povero popolo del centrosinistra, Prodi porterà sempre con sé l’aureola dell’unico-che-ha-battuto-due-volte-Berlusconi.

Così il nostro si consente quello che nessuno si è mai permesso di dire con analoga chiarezza. Mentre Bersani col suo birignao cerca di tenere insieme i brandelli del partito. Mentre il noto gruppo editoriale si inventa il Papa straniero per fare perdere di nuovo il centrosinistra. Mentre si discute per la centesima volta di ricambi generazionali. Mentre accade tutto questo, cioè nulla, Prodi dice la cosa più semplice e chiara. Si rifondi il Pd dal territorio, anzi se ne facciano venti di Pd. Uno per regione, con venti capi legittimati e autorevoli. La quadratura del cerchio: l’unico modo per intercettare i bisogni della gente, per rispondere al successo della Lega, per rifondare il partito al Sud. E soprattutto l’unico modo per realizzare l’obiettivo che militanti scorati, compagni di viaggio delusi e incerti commentatori non dicono mai fino in fondo: bisogna cacciare via il gruppo dirigente del Pd. Tutto il gruppo dirigente, con le sue alchimie, le logiche imperscrutabili, i dibattiti incomprensibili.
Chapeau, compagno Prodi. Solo un fetentone della tua risma poteva concepire con tale semplicità la soluzione finale del problema Pd. Il partito che hai creato, a cui non ti sei mai iscritto e che adesso ti prendi anche lo sfizio di chiudere.